Mercoledì, 23 Giugno 2021
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ATTIVITÀ IN GINOCCHIO

Sicilia arancione, presidenti di Confcommercio allo sciopero della fame: "Fateci riaprire"

commercio, coronavirus, Sicilia, Economia

Un disastro. Ci sono intere categorie economiche in ginocchio, che rischiano di non ripartire. La proroga della zona arancione in Sicilia, almeno fino al 16 maggio è stato un colpo ulteriore, definitivo forse per alcuni imprenditori.

C'è una protesta in corso da un paio di giorni, l'ennesima ma certamente la più sofferta. Lo sciopero della fame, iniziato ieri, dal presidente di Confcommercio Sicilia Gianluca Manenti a cui si sono uniti il presidente provinciale Confcommercio Catania Piero Agen, il presidente provinciale Confcommercio Trapani Pino Pace, il presidente regionale Fipe Sicilia Dario Pistorio. Ma la protesta si sta allargando e adesso coinvolge anche il presidente di Confcommercio Sciacca, Giuseppe Caruana, e altri componenti della confederazione a livello regionale.

Manenti si trova attualmente nella sede associativa di via Magenta, a Pozzallo, accanto alla propria abitazione ed è stato visitato dal medico Roberto Ammatuna, che è anche sindaco di Pozzallo. Lo sciopero proseguirà anche nei prossimi giorni "sino a quando non arriveranno risposte certe sulle riaperture".

Numerose, racconta, le telefonate ricevute, tra cui quella del presidente della Regione Nello Musumeci, e dell'assessore regionale alle Attività produttive, Domenico Turano. "Li ringrazio per l'attenzione - commenta Manenti. E' confortante l'affetto che ho sentito dai vari associati di Confcommercio i quali mi hanno chiesto di fare sentire tutta la voce della loro indignazione, a maggior ragione adesso che la Sicilia continuerà a rimanere in zona arancione e quindi le riaperture continueranno ad essere rimandate".

Manenti chiarisce ancora le ragioni della protesta: "Chiediamo una prospettiva - dice - una data certa sulle riaperture delle attività commerciali, affinché le stesse possano operare in sicurezza. Sappiamo della delicatezza riguardante la situazione dei contagi. Ma, allo stesso tempo, non possiamo condannare le attività commerciali a una morte certa".

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