Sabato, 14 Dicembre 2019
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FISCO

Tasse, dicembre di fuoco: prime scadenze, occhio alle sanzioni

Il mese di fuoco per i contribuenti è iniziata. Un dicembre pieno zeppo di scadenze per le famiglie che devono fare i conti col fisco batte cassa. E si parte con un vero e proprio tax day, il 2 dicembre scade infatti il termine per il pagamento della rata per chi ha aderito alla "rottamazione-ter" e al "saldo e stralcio" delle cartelle. Si tratta di un’ultima chiamata per 1,8 milioni di contribuenti che dovrebbe portare nelle casse dello Stato almeno 1,2 miliardi di euro, che si aggiungeranno agli 1,6 miliardi già incassati a luglio in occasione della prima rata della rottamazione-ter. Chi non paga entro la scadenza perderà i benefici, sottolinea l’Agenzia della Riscossione, anche se sono previsti 5 giorni di tolleranza, per cui rientra anche chi paga entro lunedì 9 dicembre.

Il 30 novembre è scaduto poi il secondo acconto Irpef, ma essendo caduto di sabato, la scadenza fiscale è slittata a domani. Secondo l’Ancot, Associazione Nazionale Consulenti Tributari, l’importo medio versato da ogni contribuente per l'acconto Irpef è pari a 3.080 euro.  Inoltre entro il 16 dicembre milioni di italiani dovranno pagare il saldo Imu e Tasi per il 2019. Sono tenuti a pagare queste due tasse i proprietari di seconde case, di case di lusso, di immobili commerciali, negozi e terreni. La Tasi è la tassa comunale per i servizi come la manutenzione delle strade, la pubblica illuminazione. Intanto, sempre in materia di fisco e tributi, Confindustria "ribadisce la profonda preoccupazione per il continuo ampliamento della sfera penale ai fatti economici» riferendosi ad un emendamento al Dl Fiscale che estende l’ambito applicativo del decreto 231 ai reati tributari.

«È un approccio iper repressivo», sostengono gli industriali, avvertendo che «non è certamente questo proliferare di interventi penali, volti a criminalizzare il mondo dell’impresa, il modo corretto per combattere l’evasione e far crescere l'economia del Paese».

L’emendamento che riscrive l’art.39 del Dl fiscale «se da un lato affronta alcune delle criticità che avevamo evidenziato in audizione, dall’altro vanifica questi miglioramenti, estendendo ulteriormente l’ambito applicativo del decreto 231 ai reati tributari», sottolinea Confindustria. «È un approccio iper repressivo, che moltiplica le sanzioni sulle stesse fattispecie. La confisca allargata resta comunque un’anomalia, perché estende misure eccezionali pensate per la criminalità mafiosa a reati di natura completamente diversa e i correttivi apportati vengono completamente annullati dall’intervento in tema di responsabilità 231», spiega l’associazione degli industriali.

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