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Manovra, sconti sui Pos ai commercianti e multe per chi non li accetta

Il governo dichiara "guerra" al contante: disincentivando l'uso delle banconote e promuovendo invece i pagamenti elettronici. Sono previsti infatti sconti per i commercianti sulle commissioni Pos e dal 2020 per le detrazioni in dichiarazioni dei redditi si dovrà presentare traccia delle spese sostenute con bonifici, carte o bancomat.  Il grosso del pacchetto, come stabilito dall’intesa di maggioranza, entrerà in vigore da luglio quando il tetto all’uso del contante scenderà a 2000 euro (per poi arrivare, nel 2022, a 1000) e scatteranno le multe per chi non accetta il Pos.

Sconti sui Pos per i commercianti: come funzionano. Il governo mette in campo sempre dal 1 luglio un credito d’imposta, sul modello dei benzinai. Si tratta di un credito del 30% delle spese per le commissioni sulle transazioni con carte e bancomat, che potrà essere usato esclusivamente in compensazione, e che sarà concesso a chi ha una attività con ricavi e compensi entro i 400mila euro l’anno.

Un «primo passo nella direzione giusta, un segnale tangibile di attenzione alle imprese», plaude Confesercenti, promuovendo la scelta dell’esecutivo ma chiedendo subito anche l’abolizione delle sanzioni. Mentre Confcommercio, che pure parla di misura «utile», ricorda che le commissioni valgono circa 1,5 miliardi l’anno e già chiede più risorse. Lo sconto sui Pos è l’ultima novità del decreto fiscale, che ancora attende la bollinatura finale della Ragioneria generale per essere inviato al Quirinale per la firma.

Nelle ultime bozze compaiono anche altri aggiustamenti, dall’Imu sulle trivelle che diventa una vera e propria imposta ad hoc (Impi, imposta immobiliare sulle piattaforme marine) agli acconti per le partite Iva che scendono al 90% quest’anno per passare, a regime, a due versamenti del 50% l’anno. Per coprire la riduzione dell’acconto 2019 (oltre 1,4 miliardi), il prestito per Alitalia che sale a 400 milioni, il rifinanziamento del Fondo di garanzia per le Pmi (670 milioni) e altri interventi di minore entità (come i 14 milioni aggiuntivi per i seggiolini anti-abbandono) il governo mette mano alle poste non impegnate dei ministeri. Si tratta di poco più di tre miliardi di dotazioni finanziarie che vengono ridotte (non veri e propri tagli), in gran parte a carico del ministero dell’Economia (per quasi 2,9 miliardi). Se il decreto è quasi in dirittura di arrivo (ancora qualche limatura potrebbe essere in corso, nella forma, per la stretta sul carcere per i grandi evasori), per la legge di Bilancio bisognerà invece aspettare ancora.

La manovra «è fortemente redistributiva» e chi dice che ci sono solo nuove tasse dice «il falso», ha sottolineato il premier Giuseppe Conte, che ha partecipato in Umbria all’evento della coalizione con M5S, Pd e Leu, assente Italia Viva. Sulle nuove tasse «etiche», dalla sugar alla plastic tax, «siamo aperti a miglioramenti», dice il viceministro all’Economia Antonio Misiani, precisando però che per metterle in discussione vanno «reperite le coperture».

Per quanto riguarda l’impatto sui cittadini, rassicura l’esponente Dem, nessun rischio stangata come paventato dal leader della Lega Matteo Salvini: il costo delle bottiglie, ad esempio, potrà aumentare «di 2 centesimi per quelle da mezzo litro di acqua minerale e di 3 centesimi per quelle da un litro e mezzo».

Le coperture già trovate servono per finanziare i capisaldi della manovra, dal taglio del cuneo al pacchetto famiglia. Alla causa contribuirà anche la stretta sulle detrazioni che, oltre all’obbligo generalizzato dei pagamenti tracciabili come già avviene per i bonus per le ristrutturazioni edilizie, vedrà una riduzione degli sconti per i redditi sopra i 120mila euro per andare «gradualmente» ad azzerarsi oltre i 240 mila euro. Una sforbiciata, quest’ultima, che riguarderà, secondo i primi calcoli, circa 300mila contribuenti, «meno dell’1%»

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