Sabato, 25 Maggio 2019
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Cgia: il Comune di Palermo tra i peggiori "pagatori" d'Italia, fa bene Trapani

 Palermo è tra i 5 peggiori Comuni pagatori d'Italia: il capoluogo siciliano si piazza al quinto posto tra le amministrazioni comunali che tardano a saldare i debiti coni propri fornitori, per lo più imprese. È quanto emerge dall'ultimo report elaborato dalla Cgia di Mestre.

Dalla lettura dei siti internet, il Comune di Roma è quello più indebitato: al 31 dicembre 2018 i propri fornitori (4.966 imprese) avanzavano 1,5 mld di euro. Tra i «peggiori» Comuni pagatori ci sono anche Napoli con 432,2 mln di mancati pagamenti (599 imprese creditrici), Milano con 338,2 mln (2.124 imprese), Torino con 299,1 mln (1.161 aziende) e Palermo con 137 mln (909 imprese). Da segnalare, invece, la straordinaria performance dei Comuni di Brescia, Ferrara e Trapani: a fine 2018, tutte queste amministrazioni hanno dichiarato di non avere alcun debito verso i propri fornitori.

Al 31 dicembre 2018 i principali Comuni italiani avevano 3,6 miliardi di euro di debiti verso i propri fornitori, rileva ancora la Cgia di Mestre, secondo la quale si tratta di "una somma importante che, comunque, risulta essere sottodimensionata, visto che nell’elaborazione non sono incluse molte Amministrazioni comunali che, ad oggi, non hanno ancora pubblicato/aggiornato sul proprio sito il numero dei creditori e l'ammontare complessivo dei debiti maturati alla fine del 2018 per le seguenti voci di spesa: somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali".

Debiti, per la Cgia, che includevano anche quelli non ancora scaduti che, tuttavia, dovevano essere onorati per legge entro lo scorso 31 gennaio. Somme, pertanto, che rispetto alla dimensione registrata alla fine del 2018 potrebbero, allo stato attuale, essersi notevolmente ridotte, anche se i dati riportati successivamente dai singoli Comuni non hanno consentito di provare questo assunto.

La Commissione europea, pur avendo riconosciuto gli sforzi compiuti dal Governo italiano, ha avviato una procedura di infrazione con lettera di costituzione in mora nel giugno 2014 e il successivo invio del parere motivato nel febbraio 2017. Nonostante questi richiami, i Comuni italiani necessitavano in media 100 giorni per saldare le loro fatture. A fronte di questa situazione, la Commissione nel dicembre del 2017 ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia dell’UE, ribadendo il sistematico ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali, in violazione delle norme dell’UE in materia di pagamenti.

"Nonostante negli ultimi anni i vincoli imposti dal patto di stabilità interno siano stati superati - segnala Paolo Zabeo - molti Comuni continuano a liquidare i propri fornitori con tempi abbondantemente superiori a quelli stabiliti per legge. In particolar modo al Sud".

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