Mercoledì, 28 Ottobre 2020
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CGIA MESTRE

Caro rifiuti per negozi, bar e ristoranti: aumenti del 30% in sei anni

VENEZIA. Tra il 2010 e il 2016, secondo la Cgia di Mestre, i negozi di frutta, i bar e i ristoranti hanno subito un aumento della tariffa per l'asporto dei rifiuti tra il 30 e il 50%. Per le famiglie, invece, la crescita è stata mediamente più contenuta.

Un nucleo con 2 componenti ha pagato il 33,7% in più, con 3 del 36,2% e con 4 del 32,6%. Il costo dell'asporto rifiuti, purtroppo, ha assunto dimensioni molto preoccupanti: l'ultimo dato disponibile rileva che le famiglie e le imprese italiane pagano quasi 8,8 miliardi di euro l'anno.

Sebbene la produzione dei rifiuti abbia subito in questi ultimi anni una contrazione molto significativa (2,8 milioni di tonnellate in meno tra il 2007 e il 2014) e l'incidenza della raccolta differenziata sia aumentata notevolmente (+64,4% sempre tra il 2007 e il 2014), le famiglie e le aziende sono state costrette a pagare di più, nonostante la qualità del servizio non abbia registrato alcun miglioramento. Anzi, in molte aree del paese è addirittura peggiorato.

Per Paolo Zabeo, coordinatore della Cgia, «fintantochè non arriveremo alla definizione dei costi standard possiamo affermare con buona approssimazione che con il pagamento della bolletta non copriamo solo i costi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, ma anche le inefficienze e gli sprechi del sistema».

Nel corso degli ultimi anni sono state numerose le novità che hanno riguardato il prelievo dei rifiuti: si è passati dalla Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) alla Tia (Tariffa di igiene ambientale); nel 2013 è apparsa la Tares (Tassa rifiuti e servizi) e dal 2014, infine, tutti i Comuni applicano la Tari (Tassa rifiuti).

Quest'ultima tassa si basa sul principio comunitario di «chi inquina paga», confermando il legame tra la produzione dei rifiuti e l'ammontare del tributo.  Se nell'ultimo anno (2016 su 2015) gli aumenti sono stati molto contenuti ed in alcuni casi abbiamo addirittura assistito ad una contrazione del tributo, tra il 2010 e il 2016 le crescite sono state molto importanti.

L'aumento medio per i fruttivendoli è stato di 449 euro (+49,5%), di 998 euro (+41,4%) per i ristoranti, le trattorie, le pizzerie etc., di 206 euro (+30,9%) l'aggravio per bar e di 88 euro (+24,2%) per i saloni dei parrucchieri. Le attività alberghiere, invece, hanno subito un prelievo aggiuntivo di 827 euro (+14,1%), gli studi professionali di 61 euro (+6,6%), mentre il titolare di una carrozzeria/autofficina ha pagato 14 euro in più (+2,5%).

Con l'introduzione della Tari è stato ulteriormente confermato l'assunto che il costo del servizio in capo all'azienda che raccoglie i rifiuti dev'essere interamente coperto dagli utenti, attraverso il pagamento del tributo.

«Proprio per evitare che il costo di possibili inefficienze gestionali si scarichi sui cittadini - ricorda il segretario Cgia, Renato Mason - la Legge di Stabilità 2014 aveva previsto che, dal 2016, la determinazione delle tariffe avvenisse sulla base dei fabbisogni standard. L'ultima Legge di Stabilità, però, ha prorogato tale disposizione al 2018. Pertanto, bisognerà attendere ancora un pò affinchè le tariffe coprano solo il costo del servizio determinato dai costi standard di riferimento».

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