Venerdì, 30 Ottobre 2020
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IL RAPPORTO

Migranti, l'Ocse: boom di arrivi nell'Ue, ma pochi sono ben qualificati

PARIGI. L'impressionante numero di arrivi di richiedenti asilo, con «grandi sforzi alle infrastrutture» e «potente impatto sull'opinione pubblica» ha fatto sì che in Europa «l'attenzione della politica si sia soprattutto concentrata sulla crisi dei rifugiati» tra 2015 e 2016.

Ma l'Unione europea, avverte l'Ocse in un rapporto, «deve anche continuare a migliorare il proprio quadro per la migrazione economica per riuscire a far fronte alle imminenti sfide».

La migrazione umanitaria «non può sostituire i canali discrezionali e selettivi della migrazione professionale tramite cui i datori di lavoro dovrebbero soddisfare i futuri bisogni di competenze». Oggi «oltre un milione di migranti arrivano nell'Ue ogni anno, più che in qualsiasi altro singolo Paese Ocse», ma nonostante l'Ue «si trovi di fronte impellenti mancanze di competenze in molte aree e Stati membri, la migrazione professionale è solo una frazione del totale, e la quota di migranti con livelli elevati di qualifiche è inferiore a molte altre destinazioni Ocse».

Il rapporto tra numero di migranti e popolazione, per esempio è analogo tra Ue e Usa, intorno allo 0,3%, ma la percentuale di cittadini di Paesi terzi è solo il 4% delle persone in età lavorativa nell'Unione, nettamente inferiore a quella americana. Inoltre, solo il 30% dei migranti accolti in Ue hanno un livello di istruzione elevato, mentre quelli con livello basso sono il 47%, dieci punti percentuali in più rispetto al 2000.

L'Unione europea si dimostra inoltre poco capace di trattenere i giovani talenti: «È la destinazione principale nel mondo per gli studenti internazionali - sottolinea l'Ocse - ma non è stata capace di costruire un ponte solido verso il mondo del lavoro per i laureati di cui c'è più bisogno».  «i singoli Paesi membri dell'Ue hanno sviluppato politiche per competere nel mercato globale delle competenze - conclude lo studio - ma dev'essere fatto di più a livello dell'Unione per garantire che il rendimento della migrazione professionale non sia solo la somma di questi sforzi individuali».

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