Giovedì, 03 Dicembre 2020
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IL CASO

Ingroia: “Irregolarità sui fondi Ue”
La Regione rischia di ridare 600 milioni

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Il numero 1 di Sicilia e Servizi a confronto col presidente dell’Agenzia anticorruzione Cantone. In discussione l’assegnazione, nel 2005, di soldi pubblici ai privati

PALERMO. La Regione rischia di dover restituire a Bruxelles poco meno di 600 milioni frutto di due diversi procedimenti sanzionatori dell’Unione europea. E Antonio Ingroia ora annuncia un’iniziativa per provare a spostare il danno economico su politici e amministratori che negli ultimi dieci anni hanno gestito i fondi europei destinati a formazione e informatica e sui privati che avrebbero beneficiato di irregolarità.

L’ex pm, oggi alla guida di Sicilia e Servizi, ne ha parlato con Raffaele Cantone, il presidente dell’Agenzia nazionale anticorruzione. Sul tavolo c’erano i dubbi dell’Agenzia sugli affidamenti che nel 2005, sotto il governo Cuffaro, furono fatti ai privati all’epoca soci della partecipata che gestisce l’informatica della Regione: «Da un bando che prevedeva uno stanziamento di 50 milioni - ha ricordato Ingroia nell’incontro con Cantone - si è passati ad affidamenti diretti per oltre 200 milioni. Soldi che anche l’Olaf, il nucleo antifrode di Bruxelles, contesta e che ora la Regione potrebbe essere chiamata a restituire». In sintesi, la Regione dovrebbe restituire quasi tutto ciò che ha speso per creare quello che oggi è Sicilia e Servizi perché il finanziamento ai privati (Venture) è finito sotto la lente di ingrandimento di Anticorruzione e Ue.

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