Sabato, 24 Ottobre 2020
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IL SONDAGGIO

Pessato: fiducia dimezzata nei vecchi partiti, ma anche i cittadini si danno poco da fare

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Qual è il rapporto degli italiani con la politica? Quali sono i valori con cui i cittadini giudicano governo, partiti, leader? Dopo le interviste a Nicola Piepoli, Renato Mannheimer, Luca Comodo e Giuseppe De Rita - pubblicate il 25 ottobre, il 2, il 9 e il 13 novembre -il nostro ciclo continua con un altro sondaggista: Maurizio Pessato.
Il cittadino, molte volte, è autoassolutorio quando se la prende con la cosiddetta casta. Che l' italiano d' altronde, sia poco incline a osservare le regole, non è  purtroppo un'opinione». Maurizio Pessato, presidente dell' istituto di ricerche «Swg», ritiene che non sia soltanto colpa del «Palazzo» - e dei suoi «inquilini» - se dilaga il disimpegno: «A questo proposito, citiamo un dato sul livello di impegno relativo alla tutela ambientale, ritenuta importante. Viene ritenuta particolarmente importante con un trend costantemente in crescita negli ultimi quattro anni, ma ben l' 82 per cento degli intervistati afferma pure che i cittadini si danno poco da fare».

Cittadini e politica, strade sempre più separate. O no?
«La diffidenza verso la politica organizzata è sempre stata piuttosto elevata in Italia ma i grandi partiti del dopoguerra, sostenuti da ideali e valori, costituivano un canale tra i cittadini e le istituzioni e le organizzazioni sociali. Oggi, è ridotta al minimo la fiducia nei partiti che sono solo, al più, una macchina elettorale. Soltanto il 36 per cento degli intervistati, peraltro, dichiara di appassionarsi alla discussione quando amici e conoscenti si mettono a discutere di politica.
È basso, peraltro, anche l' affidamento nel sistema rappresentativo».

Qualche istituzione riuscirà pure a salvarsi ...
«Solo qualche istituzione che viene ritenuta più interessata al bene comune. Il 64 per cento manifesta fiducia nelle forze dell'ordine, il 42 nella Chiesa, il 41 nella magistratura, il 27 in Confindustria, il 16 nei sindacati e il 7 nei partiti. Cinque anni fa, con la sola eccezione della Chiesa, erano tutti su livelli più alti. I partiti, ad esempio, erano al 15. Ad ogni modo la politica in senso generale, cioè il rapporto del cittadino con la società organizzata, esiste ancora. Il M5S è un esempio di agire politico, nelle istituzioni, seppur contro l'attuale sistema dei partiti».

Meno comizi, più discussioni in rete. È la stessa cosa?
«Il tema della partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale segnala qualche fermento; se ne coglie l' importanza, ma è difficile intraprendere una via. Poco utilizzabili, per ragioni di tempo e di significato, gli strumenti degli incontri, non chiari, ancora, nella pregnanza i mezzi digitali. Anche le "piazze" degli ultimi eventi non erano, poi, così piene. È necessario un lungo lavoro di restituzione di valore al rapporto con il cittadino. Sembra difficile, e non solo in Italia, nella veloce società in cui viviamo».

Quali sono i valori su cui vengono valutati leader, governi, forze politiche?
«I valori portanti sono un po' cambiati negli ultimi anni e indicano cose che sembrano ovvie per la loro semplicità ed essenzialità. Il 51 per cento invoca onestà, il 33 giustizia sociale e il 27 equità, mentre il 24 rivendica meritocrazia. Sembra strano che a tali richieste non si possa rispondere ma la difficoltà di governare le attuali società è evidente e, come si diceva, un po' è anche responsabilità dei cittadini».

Roma, Bruxelles, Washington o chissà dove ancora: le «stanze» del potere reale si allontanano. Queste distanze quanto pesano su disinteresse e astensionismo?
«Tra le caratteristiche che contrassegnano l' allontanamento dei cittadini dalla politica organizzata, oltre a quanto accennato vi è l' impraticabilità di un proprio intervento in relazione a ambiti che si allontanano e scelte che vengono effettuate in luoghi remoti; a ciò si aggiunge la mancanza di tempo per poter informarsi e esprimere un' opinione su processi che si aprono e si chiudono nell' arco di giorni. Nella finanza siamo addirittura alle ore. Il cittadino coglie tutto ciò e lo vive in prima persona stando al gioco della velocità attraverso i social media. L' opinione pubblica giudica i leader su quanto fanno in tempo reale, senza aspettare che lo stesso cittadino venga interpellato».

Almeno nei Comuni, però, il livello di partecipazione dovrebbe risultare alto. Perchè le percentuali di votanti alle Amministrative è inferiore a Regionali e Nazionali?
«In questo quadro anche per i Comuni, l' istituzione più vicina al cittadino, è dura. Sono ancora riconosciuti, ma gli ultimi anni tra tagli e sprechi li hanno usurati un pò. Il 35 per cento degli italiani, il 44 se si fa riferimento unicamente ai residenti nei piccoli centro, riconosce nel Comune l' ente pubblico più virtuoso. Solo il 6 pensa allo Stato, il 13 alla Regione, appena il 3 alle Aziende Sanitarie. Il 37 percento, invece, non sa o non risponde».

Quindi?
«In questo quadro la partecipazione al voto è funzione di uno scontro politico. In relazione alle amministrazioni si lascia correre nella crescente convinzione che vi sia poca differenza tra gli uni e gli altri».

Il picco più basso, comunque, è toccato dalle Europee. La «luna di miele» trail Bel Paese e l' Unione è finita ormai da tempo?
«L' Unione Europea ha perso attrattiva in relazione all' appannamento di un progetto che vedeva l' Italia modernizzarsi con il traino dell' Europa. È subentrato un esercizio un pò burocratico, non ci ha protetto dalla crisi, è stata esigente, si è ingerita nelle vicende politiche italiane, e via via secondo le valutazioni delle diverse culture politiche italiane. Certamente la questione dei rifugiati, da Mare nostrum in poi, non ha accresciuto la popolarità della Unione Europea».

Almeno nel volontariato riesce a prendere corpo la passione civile degli italiani?
«Svolta qualche doverosa critica a noi italiani, va anche detto che si riscontra ancora della solidarietà.
Il volontariato ne è certamente un tratto esemplare.
Nel quadro di una società ostica, di vite faticate, si vede crescere il capitale sociale che è segno di aumento di rapporti tra le persone e il numero di persone che, anche in misura piccola, svolgono attività di volontariato le più diverse e in tutti i campi».

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