Giovedì, 19 Settembre 2019
INFRASTRUTTURE

I fondi europei degli appalti destinati ai forestali: aziende siciliane in rivolta

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Svaniti 900 milioni per le infrastrutture. Il presidente dei costruttori siciliani Cutrone: perderemo migliaia di posti di lavoro

PALERMO. Fondi europei destinati a infrastrutture ma dirottati sul pagamento dei precari, Comuni che non saldano i debiti verso le aziende e sempre meno gare d’appalto in Sicilia. Ce n’è abbastanza perché l’Ance, l’associazione dei costruttori edili aderente a Confindustria, si rivolga al neonato quarto governo Crocetta con toni da ultima spiaggia.

«Cambi immediatamente passo rinunciando all’assistenzialismo e puntando sul sostegno alle attività produttive» per evitare «un’imminente implosione del sistema con gravissime conseguenze sociali». Crocetta ieri non ha commentato. L’associazione dei costruttori critica soprattutto il trasferimento di circa 900 milioni dagli appalti ai 24 mila forestali.

I soldi dovevano servire a realizzare importanti lotti della super strada fra Gela e Santo Stefano di Camastra, la Ragusana e la Chiaromonte, e per la riqualificazione del sito industriale di Termini Imerese e la bonifica delle aree di Augusta e Priolo. Una mossa che - secondo Santo Cutrone, presidente dell’Ance - farà perdere migliaia di posti di lavoro: «Se per ogni miliardo investito in infrastrutture si generano 17 mila posti stabili in edilizia, fra diretti e nell’indotto, la decisione di Regione e Cipe di ”scippare” 900 milioni alle opere pubbliche per finanziare per pochi giorni 24 mila forestali ha cancellato per sempre la possibilità di creare 15 mila posti veri».

L’Ance ricorda che «la perdita si aggiunge ai 90 mila licenziamenti nel settore dal 2008 ad oggi, pari cioè a quasi quattro volte il bacino dei forestali e a trenta volte il bacino ex Fiat di Termini Imerese». L’associazione dei costruttori segnala anche che il ritardo con cui le imprese vengono pagate dalle pubbliche amministrazioni ha raggiunto mediamente i 177 giorni nel settore edilizia e i crediti vantati dalle ditte ammontano a un miliardo e mezzo.

È una denuncia che si collega a quella fatta da Confindustria pochi giorni fa. E ora i costruttori segnalano anche che «molti Comuni non hanno fatto in tempo a chiedere allo Stato i nuovi fondi per pagare i debiti».

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