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Trasferimenti dei regionali: Cobas, Cgil e Uil sulle barricate

Solo la Cisl apre alle proposte della giunta sui trasferimenti del personale. Pistorio: «Non ci sarà alcun arbitrio»

PALERMO. Il confronto è fissato per oggi. E i sindacati ci saranno, contrariamente a quanto ipotizzato nei giorni scorsi. Ma l’accordo sulla mobilità dei dipendenti regionali non è ancora stato raggiunto, le posizioni restano critiche e le organizzazioni rappresentative dei lavoratori arrivano su posizione diverse al tavolo dell’Aran, l’Agenzia per la rappresenta negoziale, braccio operativo della Regione su questo fronte.

Le bozze sono state messe nero su bianco ieri. E se la Cisl, salvo alcuni «aggiustamenti», vede bene la proposta, Cgil, Uil e autonomi alzano gli scudi. Al tavolo si parlerà di mobilità e di Famp (il Fondo per la premialità del personale regionale). «Se sul Famp - dice Enzo Abbinanti (Fp Cgil) - l’accordo è possibile, sulla mobilità è stato confezionato un pacchetto di criteri che di fatto demandano tutto ai dirigenti e alla giunta. A queste condizioni la mobilità non la firmiamo. La proposta parla di criteri da applicare ai trasferimenti che restano solo enunciati perchè poi tutto è demandato ai dirigenti generali. Riseptto alle proposte precedenti non c’è stato alcun miglioramento».

Ancora più critico il segretario generale del Cobas-Codir, Marcello Minio. La linea del sindacato autonomo è ancora più dura, con un no sia al Famp che alla regolamentazione della mobilità. «Non possiamo accettare che 15 milioni vengano sottratti ai lavoratori e dati alla disponibilità dei dirigenti - dice Minio -. Per quanto riguarda la mobilità non è stato fatto nessun passo avanti: non vengono fissati criteri certi, la possibilità di trasferire i dipendenti è demandata ai dirigenti generali, ossia alla politica. Resta un margine troppo ampio di discrezionalità. I criteri sono contraddittori. Anche il limite dei 50 chilometri, applicato a livello nazionale, è inapplicabile in Sicilia per le difficoltà degli spostamenti nell’Isola. Avevamo chiesto che i 50 chilometri fossero considerati fra andata e ritorno, ma non siamo stati ascoltati. A queste condizioni non ci stiamo».

DAL GIORNALE DI SICILIA DEL 22 SETTEMBRE

 

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