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L'Alfa riaccende i motori della Fca, ma per Termini il futuro è incerto

Siamo al paradosso; per anni le migliori intelligenze sindacali, dalla Camusso a Landini, si sono spese nella contestazione sistematica delle scelte di politica industriale di Sergio Marchionne, ed oggi ci troviamo quasi a dolerci che la ripresa della produzione italiana sia esclusivamente dipendente dal boom dell' automobile, senza che altri settori e comparti produttivi possano vantare performance quantomeno paragonabili a quelle della ex Fiat, ora Fca. A luglio 2015 la produzione industriale di auto, rispetto a luglio 2014, ha segnato una crescita del 44%; come ha dichiarato un alto manager della Fca, gli stabilimenti del Gruppo in Italia hanno già raggiunto una saturazione produttiva dell'80% e nel prossimo anno toccheranno il 100%.
Con l' effetto che la ex casa torinese ha avviato due mila nuove assunzioni. La curiosità è legittima; «fusse che fusse» che tra pochi mesi la Fca si può scoprire bisognosa di nuove linee produttive? Specie quando i vertici della Fca assicurano che non una sola Alfa Romeo, tra prossimi nuovi modelli previsti, sarà prodotta fuori dall' Italia. Il pensiero vola a Termini Imerese, ma il collegamento resta comunque labile.
Oggi la vicenda Termini è un frullato dai componenti indistinguibili, nel quale convivono le ipotesi più disparate e pochissimi punti consolidati. Le istituzioni termitane sono giustamente ferme ad un impegno esplicito del Premier Renzi, assunto a Termini e ribadito nella ormai nota direzione del PD centrata sul Mezzogiorno.
Il progetto di Blutec (famiglia Ginatta) subisce ancora rinvii e voci ricorrenti accreditano il profilarsi di un nuovo soggetto, espressione anch' esso della vasta galas sia dei fornitori Fca, la famiglia Magnetto. Nel frullato delle speranze qualcuno aggiunge persino un altro incerto ingrediente, gli ottimi rapporti tra Marchionne e Renzi.
Quale che sia la verità, fra tre mesi saranno quattro anni che lo storico stabilimento ex Fiat di Termini Ime rese avrà chiuso i battenti. Ma la situazione di crisi in realtà è più lontana nel tempo; già il 16 febbraio del 2011 la Regione Siciliana sanciva lo stato di crisi firmando con il Ministero dello Sviluppo Economico un «Accordo di Programma per la disciplina degli interventi di riqualificazione e reindustrializzazione del polo industriale di Termini Imerese»; l' Accordo tra pochi mesi «compie» cinque anni ed intanto, in un triste processo di consunzione, le maestranze si sono via via ridotte, passando da oltre due mila a circa 750 unità. Anche se, cinicamente parlando, questa riduzione della forza lavoro potrebbe essere un elemento di interesse per i potenziali investitori, vecchi o nuovi.
Ma al di là delle voci, delle ipotesi e forse anche dei sogni, un sasso in piccionaia sembra averlo lanciato Sergio Marchionne. Il 29 agosto scorso El Pais, il più diffuso quotidiano spagnolo, pubblicava una intervista all'amministratore delegato della Fca dal titolo «La dura batalla de Alfa Romeo» (La dura battaglia dell'Alfa Romeo).
La sfida agli altri agguerriti concorrenti, a cominciare dalla Bmw, racconta Marchionne, è iniziata il 24 luglio con la presentazione della Giulia, una berlina con un motore da 500 cavalli con tecnologia Ferrari, che potrebbe iniziare a essere venduta prima che sia finito il 2015.
È il primo di otto nuovi modelli, che includono inoltre un SUV sportivo inedito che Fca prevede di produrre nel corso dei prossimi tre anni. E qui arriva il (presunto) colpo di scena. «Per questo Marchionne sfrutterà la fabbrica di Termini Imerese in Sicilia e altri impianti sottoutilizzati nel sud Italia».
Ce ne è quanto basta per accendere le attese più sfegatate. Tuttavia resta più di un angolo buio; c' è intanto un problema industriale. Lo stesso El Pais si chiede come possa il Gruppo Fca, che ha margini di ricavo inferiori a quelli dei principali concorrenti e che si finanzia indebitandosi, mettere mano ad un progetto tanto ambizioso?
E poi, ci chiediamo noi, perché una notizia di tale impatto industriale e sociale non ha registrato alcun commento, né critico né favorevole, nel Mezzogiorno e nell' intero Paese?
Termini resta quindi appesa ancora al filo dell' incertezza. Una cosa però è sicura; all' altro capo del filo ci sono Marchionne e la sua Fca. Il pendolo del dubbio, al di là di imprevedibili colpi di scena, oscilla tra un impegno diretto con un (improbabile) ritorno in Sicilia ed un impegno indiretto (più probabile), attraverso la vasta galassia dei fornitori Fca. Non è possibile intravedere, almeno al momento, altre alternative.

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