Mercoledì, 19 Febbraio 2020
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L'ANALISI

Fondi europei per la Sicilia, ultima scommessa piena di ostacoli

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PALERMO. Diciamolo con franchezza; ma chi ci regalerebbe 4,6 miliardi di euro, chiedendoci soltanto di contribuire con 350 milioni di euro e di spendere (bene) queste risorse? Non è una tombola; è la grande opportunità che ci offre l’Europa, per tirarci fuori dai guai del sottosviluppo. Con i tempi che corrono è una manna; bisogna coglierla al meglio. Stiamo parlando dell’ultimo ciclo di programmazione dei fondi europei per gli anni 2014-2020 che, secondo una griglia di interventi concordati, potrebbe imprimere una decisa sterzata alla polverosa ed inefficace politica regionale. Il precedente ciclo di spesa 2007-2013 è ancora in corso, ma ha segnato una radicale svolta nei ritmi e nella qualità della spesa, che fa ben sperare.

Bisognerà lavorare molto per rimuovere alcuni ostacoli «naturali» all’efficace dispiegamento della spesa; c’è un problema di personale che si fatica a spostare; c’è il patto di stabilità che impedisce di andare oltre un certo tetto di spesa pubblica; c’è il problema della destinazione finale delle risorse europee. Se è vero infatti che la griglia è già definita, è anche vero però che quando passeremo ai progetti specifici, potremmo ancora trovarci davanti a qualche sgradevole sorpresa. Agli ostacoli che abbiamo definito naturali, bisogna poi aggiungere alcune «condizionalità» volute dall’Europa; la Sicilia deve aggiornare tutti i piani di settore (energia, rifiuti e trasporti), mentre nel caso dell’acqua, non può neanche usare le risorse fino a quando non avrà il «piano di gestione del distretto idrografico». Peccato che in Sicilia non abbiamo neanche il distretto e certo la legge appena approvata non fa ben sperare. Facile, penserà qualcuno con l’idea dei ventimila dipendenti regionali... Ma l’esperienza non fa ben sperare.

Vediamola dunque la griglia degli investimenti che solo qualche giorno fa ha ricevuto il definitivo via libera per la Sicilia, unica regione meridionale assieme alla Puglia. I tecnici li chiamano «obiettivi tematici». Il primo obiettivo è quello degli investimenti in ricerca e sviluppo. Ci sono 457 milioni di euro che vedono come destinatari: prioritariamente le imprese e poi le strutture pubbliche di ricerca. È superfluo dilungarsi su quanta necessità abbia la Sicilia di aprirsi alla innovazione ed alle nuove tecnologie per colmare, almeno in parte, il proprio ritardo di sviluppo.

Il secondo obiettivo riguarda l’investimento di 343 milioni di euro per dotare la Sicilia della banda larga ed ultralarga. Si tratta di consentire ai privati cittadini, alle imprese ed agli uffici pubblici l’accesso al collegamento veloce internet. Disporre di questa vitale infrastruttura (un cavo a fibra ottica dello spessore di un capello consente di fare dialogare migliaia di utenti) rappresenterebbe una bella spinta. I benefici sarebbero per le transazioni commerciali extraregionali, per l’accesso ai servizi pubblici in via telematica e per l’utenza privata.

Il terzo obiettivo tematico punta, con una dotazione di 668 milioni di euro, ad accrescere la capacità di competere delle piccole e medie imprese siciliane, agevolandone la natalità, l’accesso al credito, l’apertura internazionale e la cooperazione tra le stesse.

Il quarto obiettivo è il più ricco: 1.129 milioni di euro. Del resto è l’obiettivo più ambizioso. Si punta ad una società con meno anidride carbonica e meno inquinanti. L’idea è di favorire il trasporto pubblico, l’accesso dei pendolari alle grandi città, la diffusione di piste ciclabili e delle bio-energie, quelle fonti cioè alternative ai tradizionali prodotti inquinanti quali il petrolio ed il carbone.

Con il quinto obiettivo tematico la Regione Siciliana si propone di ridurre il rischio idrogeologico e sismico, investendo 295 milioni per curare il territorio «malato». Il sesto obiettivo punta all’uso efficiente delle risorse naturali e culturali; sono disponibili 497 milioni di euro. L’idea è di intervenire sull’annoso problema dei rifiuti e del recupero delle aree inquinate, creando al contempo, per finalità turistiche, aree di attrazione naturale e culturale. Al riguardo esiste una bozza di piano.

Il settimo obiettivo tematico è dedicato alle politiche di trasporto; si punta alle soluzioni meno impattanti per l’ambiente e quindi su ferrovie, porti ed interporti. Sono disponibili 684 milioni di euro. Sul filo di lana è stato strappato un finaziamento di un centinaio di milioni per la disastrata viabilità stradale minore.

L’ottavo obiettivo riguarda l’investimento di 216 milioni per contrastare la povertà diffusa, attraverso migliori servizi sociali, servizi sanitari ed il recupero di vecchi immobili per l’aggregazione sociale.

Con uno stanziamento di 166 milioni si vuole affrontare (è il 9° obiettivo tematico) la questione dell’istruzione e della formazione. Malgrado il «generoso» impegno della Regione nella formazione, restiamo ben lontani dalla valorizzazione del cosiddetto capitale umano. E, come se non bastasse, restiamo la prima regione tra le venti italiane per dispersione ed abbandono scolastico. Ci sono, infine, cento milioni espressamente destinati all’assistenza tecnica per le complesse procedure di spesa a favore della pubblica amministrazione e degli operatori privati: una piccola/grande clausola di salvaguardia contro l’eventuale insufficienza del personale regionale... Contrafatto docet...

Questi gli obiettivi tematici di una manovra da 4.558 milioni di euro. Solo «vivendo» vedremo gli effetti. Per intanto possiamo fare conto soltanto sui risultati che la Regione stima di raggiungere. Circa 12 mila imprese siciliane potranno ricevere un qualche beneficio dalla spesa dei fondi europei, mentre 2,4 milioni di abitazioni e 40 mila edifici pubblici «godranno» delle reti veloci internet. Circa 95 mila studenti potranno frequentare le scuole con minori rischi per l’incolumità fisica. Così come 12.500 siciliani dovrebbero correre meno pericoli per i fenomeni idrogeologici. Si procedrà, inoltre, al risanamento di 75 mila metri quadrati di terreni fortemente inquinati, avremo 71 chilometri di reti idriche, 150 chilometri di strade ricostruite, 102 chilometri di piste ciclabili. Si stima che finalmente - dopo la pessima prova degli ultimi anni - il 90% dei siciliani dovrebbe potere vedere depurati i reflui prodotti, mentre la raccolta differenziata dei rifiuti dovrebbe raggiungere la (utopica?) soglia del 65%. È facile dire: vedremo! Certo nessuno potrà mai dire che non c’erano i soldi.

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