Mercoledì, 17 Luglio 2019
CRISI

Lavoro, allarme Uil: "In Sicilia un milione senza occupazione"

"Negli ultimi cinque anni - continua il leader della Uil - in Sicilia sono andati persi circa 200 mila posti di lavoro"
Crisi, LAVORO, uil, Sicilia, Economia
Claudio Barone

PALERMO. «Nemmeno quest'anno in Sicilia si è arrestata la crisi economica e sociale. Su cinque milioni di abitanti, infatti, circa un milione oggi è senza lavoro. I giovani sono quelli nella condizione più difficile e sempre di più scelgono di lasciare l'Isola. Al Governo Crocetta chiediamo, quindi, impegni precisi per affrontare le emergenze e fare le riforme, per tutelare i posti di lavoro e sbloccare i nuovi investimenti, per superare il precariato e garantire servizi efficienti». Lo dice Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia, domani a Pozzallo per la manifestazione del Primo Maggio.

«Sino ad oggi - prosegue - non abbiamo ricevuto segnali concreti. Lo dimostra una Finanziaria che punta a fare macelleria sociale e non a tagliare gli sprechi veri. La Uil continuerà a tutelare i diritti e non i privilegi. Sosterremo l'azione di chi vuole cambiare le cose ma saremo pronti a combattere contro chi vuole bloccare il cambiamento». «Al Governo nazionale - spiega - chiediamo risposte concrete per i precari siciliani, per i lavoratori dei call center, dell'edilizia, dell'industria e per i nostri giovani che non possono avere come unica prospettiva la disoccupazione, l'emigrazione o l'assistenzialismo. Il Jobs act toglie tutele ma non crea occupazione aggiuntiva. Disegna un Paese che non cresce e aumenta le disuguaglianza tra il Sud e il resto d'Italia».

«Negli ultimi cinque anni - continua il leader della Uil -  in Sicilia sono andati persi circa 200 mila posti di lavoro e hanno chiuso i battenti oltre quattromila imprese. Ad essere colpiti sono stati soprattutto i settori del commercio, dell'edilizia e dell'industria. Insomma un disastro economico. Al Governo regionale chiediamo adesso di sbloccare gli investimenti, senza i quali è impossibile difendere il nostro tessuto produttivo».

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