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Sanità in Sicilia, l'assessore Borsellino all’attacco: “Commissari? Mancano gli estremi”

L’assessore replica alle nuove minacce della Lorenzin. Oggi l’attende il vertice romano sui livelli di assistenza

PALERMO. «Se c’è un ritardo nell’informatizzazione del 118, questo è dovuto al fatto che siamo obbligati a restare agganciati al carrozzone Sicilia e Servizi. Se avessimo potuto muoverci autonomamente, tutto sarebbe già informatizzato. Ma su questo, come su qualsiasi altro ramo della Sanità, non ci sono gli estremi per il commissariamento. Lo dimostrano gli ultimi atti firmati dal ministro»: si difende attaccando, Lucia Borsellino.

L’assessore è nel suo ufficio e rompe il silenzio in cui si è chiusa dal giorno in cui ha ricostruito all’Ars le fasi della morte della neonata Nicole. Riapre il caso. Ma solo per rispondere al ministro Beatrice Lorenzin che è tornata a minacciare il commissariamento: «Il ministro ha promosso la Sanità siciliana appena qualche mese fa. Il nostro è un cantiere che avanza a step e su ogni passo avanti informiamo il ministero». Questo ribadirà oggi l’assessore nel vertice che andrà in scena al ministero proprio per valutare i livelli di assistenza. Da qui passa, atti alla mano, l’eventuale commissariamento.

Che non sarebbe un commissariamento generale ma per singoli rami della Sanità. La Lorenzin lo ha lasciato intendere: «Se le Regioni non sono in grado di attuare le norme nazionali, interviene lo Stato con dei commissariamenti. E c’è una differenza nella qualità del servizio sanitario fra Regioni che hanno subito commissariamenti e altre che sono rimaste autonome».

Ma Lucia Borsellino tira fuori dal cassetto una scheda del 15 dicembre scorso preparata proprio al ministero: «È la valutazione dei livelli di assistenza che si registrano in Sicilia. Il punteggio che identifica un’area critica su cui intervenire è 130. Il minimo per essere promossi è 160. Il punteggio assegnato alla Sicilia è 165 e ci siamo arrivati dopo anni di sacrifici».

Il massimo sarebbe 230 ma l’assessore precisa che «per arrivare a quel punteggio bisogna completare un percorso. E chiaramente ci sono aree su cui intervenire». I dati fanno riferimento al 2013 ma quelli del 2014 saranno elaborati solo a partire da oggi.

La Lorenzin vede «criticità in tutta la Sicilia». E allora su cosa incalzerà allora oggi? Di sicuro sulla rete neonatale: «I punti nascita di primo livello in Sicilia - spiega da Roma - non risultano in grado di fronteggiare le situazioni di emergenza e costringono a trasferire i neonati in strutture di secondo livello». Da qui l’ingolfamento dei reparti di Terapia intensiva. In più a Roma segnalano insufficienze nella rete del trasporto neonatale e ancora troppi punti nascita insicuri (quelli che fanno meno di 500 parti l’anno): su questo potrebbe intervenire lo Stato «se non interviene la Regione».

Ma la Borsellino non ci sta: «Già dal 2013 stiamo chiudendo i punti nascita insicuri. Ma è una cosa che non si fa sbattendo le porte, bisogna trovare prima sedi alternative». Al termine del percorso ci saranno 43 punti nascita più 9 in deroga ai paletti (per motivi geografici): «Restano da chiudere - aggiunge l’assessore - i punti nascita di Licata, Paternò, Barcellona, Cefalù e uno del Papardo». L’assessore precisa che «ogni atto della nostra attività è inviato a Roma e validato dal ministero». Tempi e procedure sono, in sintesi, concordate. Anche quando c’è un ritardo: «Per il trasporto neonatale - precisa l’assessore - abbiamo già comprato 10 termoculle. Stiamo attendendo il collaudo ma nell’attesa il servizio è comunque garantito, anche nel Catanese. Abbiamo trasportato cento neonati nel 2014».

E qui per la prima volta l’assessore torna sulla vicenda di Nicole: «La verità è che la neonata non è mai entrata in contatto col servizio pubblico, se non fosse per quelle telefonate al 118. Attendiamo ancora di capire perchè la casa di cura catanese Gibiino ha scelto di utilizzare un’ambulanza privata mettendo a bordo solo una propria equipe medica. E attendiamo di capire se, come ci dice il nonno della piccola, la partenza verso Ragusa è arrivata solo alle 3, parecchio tempo dopo il primo allarme. E attendiamo ancora di capire se la neonata è stata stabilizzata secondo le procedure che l’anestesista e il neonatologo della clinica dovrebbero conoscere e rispettare».

La verifica di oggi servirà infine a valutare l’appropriatezza del sistema di ricovero in Terapia intensiva e il sistema di ricerca utilizzato dal 118. Quella ricerca solo via telefono, attendendo in linea come normali cittadini, senza un sistema che informaticamente indichi a medici e operatori la mappa dei posti disponibili è ancora una delle cose che crea più imbarazzo. La Lorenzin rileva che «l’informatizzazione a Catania non c’è nonostante la norma nazionale lo preveda. Gli ostacoli posti dalla Regione ne hanno rallentato l’applicazione. Deve funzionare entro giugno». Ma la Borsellino avverte: «Per legge siamo obbligati ad affidare tutto a Sicilia e servizi. Se avessimo potuto fare un bando aperto, tutto funzionerebbe già».

 

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