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Mario Biondi riparte dalla Sicilia: "Affetto e riconoscenza per questa terra"

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19. Mario Biondi

Dopo un mese di tour internazionale, Mario Biondi riparte dalla terra che gli ha dato i natali per portare il suo ultimo capolavoro, Romantic, nei teatri italiani. Due le tappe siciliane apripista, il 5 e il 6 maggio, rispettivamente al Teatro Garibaldi di Enna e al Teatro Metropolitan di Catania.
Sono ormai lontani gli anni in cui, biondo, riccio e sedicenne, veniva lanciato al festival della canzone siciliana di Antenna Sicilia. Lontano dall'Isola ormai da più di trent'anni, il Barry White italiano, oggi cinquantunenne e superpapà, con nove figli al seguito, rimane legato alla terra che gli ha dato i natali.

«La Sicilia è una terra che ti regala tantissimo – spiega a Gds.it - io sono molto, estremamente legato alla Sicilia. Ho sempre un affetto, una riconoscenza, particolare per questo territorio, estremamente vivo e ricco di energie, positive e negative». Ed è per coronare questo legame che l'ultima sua figlia, Marietna, porta nel nome il vulcano che sovrasta l'Isola.

Figlio – e nipote ndr - d'arte, Mario inizia a cantare da piccolissimo, spinto dal papà Stefano Biondi, da cui ne erediterà il “cognome” d'arte. La sua, con l'approfondimento e lo studio prima del soul americano, poi del jazz, sarà una carriera internazionale di grandi successi. «La musica ha sempre fatto parte della nostra famiglia, della nostra vita quotidiana – racconta - mio papà era più un cantante legato alla melodia italiana, ma appoggiava in pieno le mie preferenze musicali».

Così Mario Biondi si racconta al Giornale di Sicilia, ricordando i momenti in cui ascoltava le cassette con i musicisti e i collaboratori del papà, desideroso d'essere all'altezza dei grandi cantanti soul americani. «I musicisti di mio padre mi rifornivano di cassette con all'interno tutto quello che era lo scibile della musica soul degli anni 70 – ricorda -. Nasce molto da lì la mia attenzione verso questo genere musicale. “Sarebbe bello essere all'altezza, riuscire a cantare come questo qui” pensavo. Mio padre è stato lungimirante, credeva già nelle mie capacità quando ancora ero troppo piccolo, troppo immaturo per cogliere il mio amore per la musica. Mi diceva: “Tu ce l'hai, fai già bene, è questa la tua attitudine”».

Stefano Biondi aveva già capito che la musica sarebbe stata la sua vita; intravedeva nel figlio quel talento che nel 2004 lo renderà famoso in tutto il mondo, quando, con lo pseudonimo Was-A-Bee, pubblicherà This is what you are entrando nella top ten dei brani più trasmessi nella BBC Radio.
Di quei giorni Mario ricorda: «Dovevamo fare questo progetto dando un nome particolare provando anche a creare un po' di mistero intorno a chi ci fosse dietro. Quando il pezzo spopolò in radio molti inglesi si chiedevano: “Come si chiama il cantante? Chi è? Di chi è questa voce?” e rivelammo il mio nome».

All’inizio in tanti facevano fatica a credere che dietro quella voce ci fosse un italiano. Ma è il momento in cui durante il percorso si presenta una sfida che si tira fuori tutto il talento che si ha dentro: «E' stato impegnativo voler a tutti i costi imporre la mia idea di repertorio soul jazz inglese – spiega – ma quelli che ti osteggiano durante il tuo percorso di vita o di lavoro in un certo modo fanno il tuo gioco. Quando dicono che non ce la puoi fare è il momento in cui nasce la sfida. Decidi di farlo lo stesso e di farlo così bene che nessuno può più dirti nulla in merito».

E guardando alla sua carriera, si sente grato e fortunato: «È stata una grande soddisfazione – conclude - perché io percepisco, ho sempre percepito, che questa musica mi appartiene veramente. Non fingo di fare qualcosa che mi piace, lo sento proprio mio».

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