Martedì, 09 Agosto 2022
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IL FESTIVAL

Dal Medioevo a oggi, storie di scrittrici siciliane e calabresi da sottrarre all’oblio

di
Sicilia, Cultura
La deputata bagherese Vittoria Casa

Nina da Messina, poetessa nata presumibilmente dopo il 1200, i cui versi vennero esaltati dai suoi contemporanei ma non tramandati. Mariannina Coffa, che nell’Ottocento a Noto si curava con l’omeopatia e scriveva in stato di ipnosi. Nella Mancusio Mirabile di Caronia, prima donna patentata d’Italia (nel 1913) che a settant’anni andò al Polo Nord con la sua Appia e il suo gatto e scrisse un reportage. E ancora, Alba Florio di Scilla, classe 1910, che iniziò a scrivere a 14 anni poesie in cui rompeva con gli schemi del classicismo, Lucrezia della Valle, tra le prime donne letterate della Cosenza del sedicesimo secolo ed Eleonora Morelli, nata a Vibo Valentia nel 1897, che scrisse per diverse testate sotto lo pseudonimo «Bruzia». Sono solo alcune delle scrittrici ritrovate al centro de «La Sicilia e la Calabria delle donne - Festival del genio femminile» al via l’11 marzo e nato per sottrarre all’invisibilità talenti di donne che una Storia scritta e raccontata dagli uomini ha colpevolmente dimenticato.

Centinaia di eventi in Sicilia e Calabria

Giunta alla seconda edizione per quanto riguarda la Sicilia, e all’esordio in Calabria, la manifestazione concentra quest’anno la propria attenzione sulle «donne di carta», quelle scrittrici più o meno famose che, dal Medioevo ai nostri giorni, sono state in grado di lasciare un’eredità importante, costruendo con la propria ingegnosa creatività la cultura dei luoghi in cui hanno vissuto. Per tutto il mese di marzo, saranno centinaia gli eventi in programma (sia in presenza che in digitale): in Sicilia (in tutta l’isola, da Palermo a Caltanissetta, da Agrigento a Enna, da Trapani a Messina e Catania) 72 appuntamenti per raccontare 85 figure femminili, mentre in Calabria nelle cinque province, 25 incontri per strapparne dall’oblio altre 40. Gli eventi, per la cui realizzazione sono stati coinvolti Comuni e fondazioni, archivi e associazioni, scuole e singoli studiosi e appassionati, avranno l’obiettivo non soltanto di colmare il vuoto di memoria legato a donne che hanno dato un apporto fondamentale per la formazione dell’identità culturale del territorio ma anche di disegnare una sorta di itinerario turistico alternativo del genio femminile di Sicilia e Calabria. Il festival, che il prossimo anno si estenderà anche a Puglia e Basilicata, si configura dunque come strumento culturale e turistico insieme, per un concreto rilancio dei territori siciliani e calabresi grazie alla valorizzazione di una cultura femminile troppo a lungo messa da parte e ora finalmente rilanciata.

Un pensiero alle donne e alle madri di Ucraina e Russia

«Oggi non possiamo presentare questo Festival senza rivolgere il nostro primo pensiero alle donne e alle madri di Ucraina e di Russia. Spero che qualcuno ascolti le loro voci, così come noi cerchiamo di ascoltare e recuperare quelle delle donne dimenticate dei nostri territori», ha affermato nel corso della presentazione alla Camera questa mattina la presidente della Commissione Cultura Vittoria Casa, auspicando che in futuro il festival si allarghi a tutte le regioni e che «si possa parlare di un’Italia delle donne». «La cultura è il primo strumento di cittadinanza attiva. Raccontiamo l’altra metà dell’identità della nostra isola, nella direzione di un recupero della memoria», ha aggiunto Fulvia Toscano, direttrice artistica de «La Sicilia delle donne», «questo è un festival nato dal basso, che ha avuto una risposta straordinaria dai territori. Grazie alla collaborazione con le case editrici Il Palindromo e LibrItalia i viaggi che proponiamo diventeranno dei libri, che saranno delle vere e proprie guide sulle tracce delle grandi scrittrici. Senza la memoria non c’è pari opportunità». «Abbiamo cercato di ridare dignità a tante donne catapultate nell’oblio, grazie a un percorso che non mira solo alla celebrazione ma costruisce una memoria salda nel territorio», ha concluso Mariangela Preta, direttrice de «La Calabria delle donne».

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