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Gattopardo si rinnova e riparte da Auci e Florio

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gattopardo, Sicilia, Cultura
La scrittrice Stefania Auci

Alzi la mano chi non ricorda - amandola o detestandola - la famosa battuta pronunciata da Tancredi, nipote del protagonista don Fabrizio, principe di Salina, ne "Il Gattopardo": "Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi". Un pensiero diventato (erroneamente) la morale del libro.

Eppure, senza per questo voler fare irrispettosi paragoni, c’è chi ha giocato a rovesciare questo marchio di sicilianitudine e si chiama – vedi un po’ - "Gattopardo" (senza articolo), il magazine che, fin dalla sua nascita, ha intercettato il cambiamento, si è ribellato ai cliché: "Abbiamo provato – spiega il direttore Laura Anello - a creare un ossimoro tra il nome della rivista e il suo contenuto. Infatti, ci occupiamo di quella Sicilia che cambia davvero". Come la stessa rivista, in edicola (in abbinamento facoltativo con il Giornale di Sicilia e la Gazzetta del Sud, al costo di 1.50 più il prezzo del quotidiano) con il numero di maggio e qualche novità.

Perché, a volte, anche l’abito contribuisce a fare il monaco: "Cambiamo - continua la Anello - pur mantenendo la nostra anima. Troverete un prodotto elegante come sempre, più compatto e maneggevole nel formato, una nuova organizzazione grafica, un apparato fotografico ulteriormente ampliato. Riceviamo spesso foto da parte dei lettori che collezionano la rivista: allora abbiamo cercato di trovare un punto di equilibrio tra questa sorta di 'lunga conservazione' che vogliamo tenerci stretta e un prodotto più facile da portare con sé, con una propensione maggiore a pezzi di servizio e non soltanto agli articoli di racconto. Una transizione senza perdere l’identità di partenza".

Dalle coverstory del magazine sono passati siciliani del fare, gente d’azione, che va, che viene, che ha deciso di non nutrirsi di inutili scoramenti ma di sbracciarsi e muoversi come questi tempi forsennati richiedono. La prossima copertina è tutta di Stefania Auci che prosegue la sua saga dei Florio con "L’inverno dei leoni", in uscita il 24 maggio. Anello: "Una insegnante, lontana dai circoli letterari, scrive un libro, 'I leoni di Sicilia', che diventa un best seller planetario: è un segnale bellissimo".

Basta credere nel cambiamento, investire nel progetto: "Se vogliamo fare un confronto con il nostro magazine, io ho sempre definito 'Gattopardo' un giornale rivoluzionario che racconta una Sicilia dinamica, che resiste". Un magazine diversamente… patinato, elegante ma colto, una voce vivace, talvolta ironica, collettore di un giornalismo culturale che non esula dal quotidiano, un territorio di sperimentazione che dà al lettore un’informazione di qualità, provando a illuminargli una parte di mondo in penombra, andando oltre l’ovvio, con una sterzata che ha cambiato la narrazione dell’Isola: "Quello che abbiamo pensato di fare è un meta-giornale, una sorta di riflessione sul fatto stesso di essere siciliani. Che cosa vuol dire essere siciliani? Le rubriche di apertura di Luca Vullo, Augusto Cavadi e Roberto Alajmo altro non sono che un tentativo semiserio di riflettere sulla nostra identità. Una rubrica per me centrale dal punto di vista identitario è 'Andat a…/…e Ritorno' perché se nasci in Sicilia, c’è una domanda che ti fai almeno una volta nella vita: vado o resto? Il network di personaggi di… ritorno è strepitoso e ci ha permesso di rappresentare una Sicilia orgogliosa, non assistita, che prova a tirarsi fuori da logiche di assistenzialismo, rassegnazione o peggio, di clientelismo, che crede nelle opportunità da catturare in questa terra. Inoltre, con lo sconquasso provocato dalla pandemia, c’è una forte centralità della Sicilia, dei suoi borghi: un tema per noi importante su cui ragioniamo, in una sorta di think tank, con esperti di turismo, di paesaggio, storici".

Una chicca del prossimo numero: "Io firmo un’intervista a Federico Maria Butera, siciliano, professore emerito di Fisica Tecnica Ambientale al Politecnico di Milano, uno dei pionieri dello sviluppo sostenibile, che racconta come rifondarci dopo il Covid attraverso un radicale ripensamento del nostro modello consumistico".

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