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La pasta ‘ncasciata e tanto altro, in un libro le ricette di Montalbano

di
cucina, libri, Luca Zingaretti, Sicilia, Cultura
Luca Zingaretti sul set de Il commissario Montalbano

Il commissario Montalbano che torna a casa la sera, apre il forno e si bea del profumo della pasta ‘ncasciata; o eccolo di ritorno dalla sua quotidiana nuotata, sbafarsi senza parere i polipetti al «suco».

O ancora guardare quasi spaventato il buon Mimì Augello che inonda la sua pasta con le vongole di una carrettata di parmigiano. C’è tutta la Sicilia più autentica tra piatti e posate, affacciata dal terrazzino di Punta Secca, accoccolata su una sedia di vimini della trattoria di Enzo.

Salvo Montalbano non parla mai durante un pranzo o una cena: prima o dopo sì, ma guai a disturbarlo mentre azzecca la forchetta sulla caponatina, si gusta le sue triglie, o ruba un cannolo al caro buon vecchio dottor Pasquano.

Se le indagini seguono invisibili ragnatele e pensamenti, la gola del commissario non ha nulla da invidiare al cervello. Anche se per lui le arancine sono arancini… ma si deve perdonare anche questo. Da domani in edicola con il Giornale di Sicilia (solo 8,70 euro più il prezzo del quotidiano) si potrà acquistare La caponatina di Adelina, pubblicato dalle edizioni Trenta, la raccolta completa delle ricette amate dal più astuto commissario siciliano.

Dopo lunga e perigliosa navigazione, Ulissi finalmenti aviva attrovato la sò tanto circata Itaca: è proprio questo un passaggio de Il giro di boa (Sellerio, 2003) che viene usato per spiegare in modo chiaro e plateale la soddisfazione che Montalbano prova mentre assaggia uno dei piatti.

È gioia plateale, gola lussuriosa, papille gustative che macinano sughetti, riso, spaghetti, pesce, dolci: il pititto del commissario sembra davvero non finire mai, neanche se per caso, è in «trasferta» lontano da Vigata. Anche l’amore per Livia passa dalla gola: la fidanzata storica del commissario non sa cucinare, ma lo accompagna speranzosa (e silenziosa) nei suoi pellegrinaggi culinari.

Scrive Maddalena Baldini (che ha curato la redazione delle ricette) «Di certo, tutti gli appassionati e le appassionate della saga vorrebbero – almeno qualche volta – prendere rispettivamente il posto dell’amico Enzo o della fidata Adelina… Provate per un attimo a immaginare la scena e provate, per esempio, a vestire i panni dell’efficiente cameriera, figura assai azzeccata, reale e stupefacente dell’intera raccolta». Le ricette in questo volume che è più una carezza al mondo sulfureo dei romanzi più amati d’Italia, sono divise equamente tra Le ricette di Adelina; Le ricette della trattoria da Enzo; Le ricette degli altri locali e Le ricette «fimmine». Porzioni, ingredienti e passaggi accurati si uniscono ai brani e capitoli che riportano la descrizione dei piatti.

E ricordiamoci sempre che il buon commissario entra nel panico se per caso trova il frigo «vacante»: vuoi perché Adelina sgombra quando arriva Livia, vuoi perché qualche volta capita un imprevisto, vuoi perché Enzo è chiuso (ma una volta ha persino invitato il commissario a gustare la cucina della moglie) ma è meglio sempre tenere a portata di mano caciocavallo e passuluna… siciliani, of course.

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