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Convivere con il buio, per Michele Bravi un disco che nasce dal dolore

di
Michele Bravi, Sicilia, Cultura
Michele Bravi

L’amore è l’unica salvezza, un appiglio per ritornare a vivere. È quello che è successo a Michele Bravi che, dopo un periodo tremendo, è riuscito a ritornare in campo: adorato dal suo pubblico che non lo ha dimenticato, visto che il suo concerto, a dicembre prossimo a Roma, è andato esaurito in appena 24 ore. Anticipato da due singoli, Mantieni il bacio e La vita breve dei coriandoli, ecco il nuovo concept album La geografia del buio, in formato CD e in vinile.

Ed è proprio Michele a raccontarsi ai microfoni di Rgs, protagonista dello Speciale Weekend con Marina Mistretta, in onda oggi alle 9 e domani alle 6 e alle 17. Partiamo proprio dal titolo, La geografia del buio, per un cd che racchiude dieci tracce veramente molto intense. «È un disco su come si convive con il buio, non su come se ne esce – racconta Michele Bravi -: spesso ti insegnano che il dolore devi stritolarlo, spingerlo in un angolo fumoso; io invece penso che sia meglio esporlo, come un pezzo importante nel salotto. Col buio è lo stesso ragionamento: dentro possono succedere cose belle e brutte, puoi anche fare l’amore o raccontare storie».

Mantieni il bacio è un pezzo molto cinematografico, come impostazioni e immagini: Michele Bravi e l’attore Francesco Centorame (SKAM, Gli anni più belli), sono i protagonisti immersi in uno stato allucinatorio, reso in forma visibile e tangibile da una nebbia che si insinua, invade e pervade ogni spazio, avvolge e inghiotte ogni cosa, ogni individuo. L’amore è l’unica salvezza, l’unica forza in grado di dipanarsi quella fitta coltre bianca.

Il video del singolo, nato da un’idea dello stesso cantautore, prodotto da Think Cattleya, è diretto dal giovane regista cinematografico Nicola Sorcinelli, vincitore nel 2017 del Nastro d’Argento per il cortometraggio Moby Dick. Il punto di partenza è una dichiarazione d’amore riportata in un libro di Massimo Recalcati. «Quando ho letto questa frase, l’ho chiamato e gli ho chiesto il permesso di lavorare sulle sue pagine: sono molto onorato di poter cantare le parole di uno dei nostri scrittori più importanti».

Un passo indietro, anzi due: nel 2013 Michele Bravi vince X-Factor («una gavetta pubblica, di cui ricordo la mia ingenuità e fragilità») e nel 2017 arriva quarto a Sanremo con Il diario degli errori. «Questa canzone mi ha cambiato la vita, mi ha permesso di trasformare la passione in una professione. È un pezzo che ha una capacità di raccontare il male con una grande comprensione». Poi è arrivato il buio: Michele resta coinvolto in un incidente in cui muore una motociclista, viene accusato e patteggia la pena.

E si inabissa in un periodo tremendo da cui riesce ad uscire solo chiedendo aiuto, affidandosi ad una terapia, e trovando il Michele più autentico e consapevole. «Ogni brano è un’immersione, un’empatia anche violenta con se stessi. Bisogna superare lo strato epidermico, penetrare il dolore, fidarsi di chi ti aiuta. Io ho vissuto un momento dissociativo e alluci nativo a seguito del mio dolore. Che va affrontato come un raffreddore, con cinismo clinico, senza tempi passati o futuri, serve soltanto il presente. Se ti rompi un braccio, vai in ospedale. Ecco, bisogna farlo anche con il dolore: io così ho recuperato la voce». (sit

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