Martedì, 27 Ottobre 2020
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"Mi chiamo Francesco Totti" alla Festa di Roma, "il capitano" fa piangere tutti

Il cuore di Totti fa piangere davvero tutti: è inevitabile vedendo il documentario «Mi chiamo Francesco Totti» di Alex Infascelli passato alla 15/ma edizione della Festa di Roma. Per il grave lutto che lo ha colpito, 'il capitano' ha annullato l’attesissimo 'incontro ravvicinato' con Pierfrancesco Favino. La scelta di non venire, dopo la recente morte del padre, Enzo 'lo sceriffo' è per molti il gesto di un uomo buono, generoso e forte che crede nella famiglia.

«La sua decisione di non venire - conferma oggi in conferenza stampa Infascelli - è vero può essere considerato l’ultimo capitolo del mio documentario. Credo che Totti abbia fatta questa scelta perché alla fine parlasse solo il film per lui e per avere anche il giusto tempo per pensare a una cosa così intima che gli è appena capitata». Dal campione solo un lungo Instagram il 14 ottobre dedicato al padre in cui dice: «Senza di te non ce l’avrei mai fatta. Scusa per le parole non dette...».

E ancora: «Ciao papà, ho trascorso i 10 giorni più brutti della mia vita, sapendo che stavi là «da solo» combattendo contro il male e non potendoti vedere, parlare, abbracciarti, stringerti, avrei fatto qualsiasi cosa pur di stare là vicino a te».

«Mi chiamo Francesco Totti» tratto dal libro Un Capitano scritto da Francesco Totti con Paolo Condò (edito da Rizzoli) e in sala come evento speciale il 19, 20 e 21 ottobre, distribuito da Vision Distribution - è un singolare film che parte con un super otto della famiglia Totti che si apre con un immagine del padre Enzo al mare insieme alla moglie Fiorella e con un Francesco che appena cammina, ma che già si accanisce con un pallone più grande di lui.

Si passa poi alla notte che precede il suo addio al calcio, il 28 maggio 2017, l’omaggio commosso di un’intera città, e da qui, passo dopo passo, si ripercorre tutta la sua vita come se il campione la vedesse proiettata su uno schermo insieme agli spettatori. Tutte immagini ed emozioni che lui commenta solo in voce, sempre fuori campo, tra ironia e amarezza. Si va dall’ingaggio nella Lodigiani a soli dodici anni, inizio della sua carriera da calciatore con un padre che non gli faceva mai un complimento e con una madre che glieli faceva solo di nascosto.

Passano poi in fretta tra mille immagini di repertorio i venticinque anni nel corso dei quali Totti ha indossato solo la maglia della Roma: dall’esordio in serie A avvenuto in Brescia-Roma (il 28 marzo 1993) fino alla sua partita di addio, la Roma-Genoa del (28 maggio 2017).

Tra le frasi cult di questo documentario che mette in scena un personaggio tanto 'miticò quanto anche troppo 'normale', quelle che dice lo stesso Totti con la sua disincantata cadenza romana come: «Rosico troppo se perdo. E così faccio brutti gesti», dice mentre scorrono immagini di suoi storici falli. Oppure di fronte al non troppo amato allenatore Luciano Spalletti che non lo convoca mai e vuole mandarlo via, un esplicito: «Tu me cacci da Trigoria, tu me cacci da casa mia!».

Prodotto da Lorenzo Mieli, Mario Gianani e Virginia Valsecchi, una produzione The Apartment e Wildside, entrambe del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment, Fremantle, con Vision Distribution e Rai Cinema, in collaborazione con Sky e Amazon Prime Video. Sarà distribuito da Vision Distribution nelle sale italiane, che ne curerà anche le vendite internazionali.

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