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Addio al regista Demme, premio Oscar per "Il silenzio degli innocenti"

NEW YORK. Il cinema perde uno dei suoi registi più poliedrici.

A 73 anni se n'è andato Jonathan Demme, la mano dietro due capolavori come 'Il Silenzio degli Innocenti' e 'Philadelphia'.

Il regista è morto nel suo appartamento a Manhattan, New York. Da tempo soffriva di cancro all’esofago.

La famiglia ha fatto sapere che i funerali si svolgeranno in forma privata.

Regista, produttore e sceneggiatore, Demme ha collezionato con 'Il Silenzio degli Innocenti' (1991) e 'Philadelphia' (1993), un totale di sette premi Oscar, tra i quali uno alla regia per il film con protagonisti Jodie Foster e Anthony Hopkins. Indimenticabili le scene dei dialoghi in cui Clarice Sterling (Jodie Foster) tenta di persuadere Hannibal Lecter (Anthony Hopkins) a rivelare informazioni su un serial killer. Il film è considerato dall’American Film Institute uno dei migliori cento titoli statunitensi di tutti i tempi.

In 'Philadelphia' (1993), con Tom Hanks, invece, ha affrontato il tema dell’Aids negli anni in cui era al culmine della sua diffusione.

Demme debuttò come regista neanche trentenne agli inizi degli anni '70 lavorando a film di nicchia con il produttore Roger Corman. Il suo nome cominciò ad avere notorietà negli anni '80 con 'Qualcosa di travolgente' (1986), interpretato da Melanie Griffith e Jeff Daniels, e 'Una vedova allegra... ma non troppo' (1988), interpretato da Michelle Pfeiffer e Matthew Modine. La fama definitiva arrivò agli inizi degli anni '90 quando gli venne appunto assegnato l’Oscar come miglior regista per 'Il Silenzio degli Innocenti', poi la conferma un paio di anni dopo con 'Philadelphià, con la colonna sonora curata da Bruce Springsteen e Neil Young, i quali ottennero rispettivamente il premio Oscar alla migliore canzone e una nomination per lo stesso riconoscimento.

In un’intervista al magazine 'Rolling Stone' il regista spiegava di aver deciso di realizzare un film sull'Aids dopo essere stato ispirato da un amico che si era ammalato. «Era da tempo che cercavamo una storia - disse - e decidemmo che sarebbe stato inutile fare un film per le persone che avevano l’Aids. Loro non ne hanno bisogno. Volevamo raggiungere persone che non conoscevano persone con l’Aids, rivolgendoci a persone con l'Aids».

Ma Demme è passato alla storia anche per l’eredità che ha lasciato nel mondo della musica. Un esempio su tutti è il documentario 'Stop Making Sense' del 1984, un racconto del tour del 1983 dei Talking Heads 'Speaking in Tongues'. Il risultato è un lavoro al di là dei cliché, con riprese non convenzionali della band.

Tra i suoi ultimi film la commedia Dove eravamo rimasti, con una inedita Meryl Streep cantante rock, presentato alla Mostra del cinema di Venezia due anni fa. Ha diretto nel 2016 un documentario musicale su Justin Timberlake e stava lavorando alla serie Shots Fired di cui ha diretto il primo episodio.

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