Lunedì, 17 Febbraio 2020
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DOPO IL RESTAURO

Torna a risplendere l'Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci

FIRENZE. Adesso si vedono il celeste del cielo e i colori 'naturali' dell’albero al centro del dipinto, volti e corpi delle figure hanno recuperato pienezza e profondità, dallo sfondo sono riaffiorate scene invisibili o appena distinguibili ad occhio nudo.

Praticamente un miracolo: dopo cinque anni e mezzo nelle mani fatate dei restauratori 'stregoni' dell’Opificio delle pietre dure di Firenze l'Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci è tornata a risplendere agli Uffizi, luminosa e potente come non lo era ormai più da secoli.

Il grande dipinto realizzato nel 1481 dal genio di Vinci, trasportato d’urgenza nella sala operatoria dell’ente di tutela in una notte del novembre 2011, soffriva di un male da alcuni ritenuto incurabile: il lento, ma inesorabile offuscamento della superficie pittorica causato dal sedimentarsi di materiali estranei, che nel corso di centinaia d’anni aveva ridotto il capolavoro ad un ammasso bruno e rossastro d’ombre fangose, prive di dettagli e difficilmente distinguibili.

Ora l'Adorazione è risorta e tornata a casa: da oggi, fino al 24 settembre sarà celebrata con una mostra a lei dedicata al primo piano degli Uffizi (nella quale è esposta insieme al 'gemello tematico' di Filippino Lippi ed a video e raffigurazioni a grandezza naturale di come appariva prima e durante del restauro), quindi verrà spostata al secondo, dove sarà l’ospite d’onore, tra la Resurrezione di Cristo e l’Annunciazione, della sala di Leonardo che il direttore che intende allestire a partire dall’autunno.

A portare la firma della sua resurrezione (sostenuta anche da una donazione di 180mila euro degli Amici degli Uffizi), un team di cinque specialisti guidati da Roberto Bellucci e Patrizia Riitano, con la supervisione di Cecilia Frosinini e del responsabile dell’Opificio Marco Ciatti, che in cinque anni e mezzo hanno reso realtà un salvataggio praticamente impossibile.

Giunta in 'sala operatoria', l'Adorazione, prima ancora di essere toccata, è stata sottoposta a 12 mesi di studi preliminari, con apparecchi e tecniche scientifiche futuristiche, tra le quali scansioni effettuate con un apparecchio diagnostico ad infrarossi in grado di rilevare e separare fino a 15 livelli del tratto di pittura sfruttando le diversità delle lunghezze d’onda.

Una volta 'mappati' i problemi del dipinto è iniziato il lavoro vero e proprio: un maxirestauro in due parti, che ha visto da un lato la certosina rimozione di tutti i depositi di materiale non originale accumulato in secoli di esposizione nella galleria granducale, restituendo all’opera tutta la sua forza, e dall’altro la parziale ricostruzione, con interventi di microchirurgia, del suo supporto di legno, rotto in 4 punti con fenditure che minacciavano la tenuta stessa del dipinto.

«Si è salvato un capolavoro a rischio - ha commentato il direttore degli Uffizi Eike Schmidt - così facendo, nel mentre abbiamo portato alla luce un mondo ricchissimo che viveva nell’opera rimasto nascosto in questi secoli, e abbiamo finalmente potuto 'spiarè dentro la mente di Leonardo».

Sì, perché secondo Ciatti, l’Adorazione potrebbe essere stata, in pratica, la 'tavola preparatoria' di elementi chiave contenuti in altri grandi capolavori dell’artista toscano, come la perduta Battaglia di Anghiari, il San Girolamo (accolto nei musei Vaticani) e persino la Vergine delle Rocce.

«Come disse Vasari - spiega il 'capo' dei restauratori dell’Opificio - l’Adorazione segna l’invenzione della maniera grande - spiega Ciatti - e ora ne abbiamo la conferma: Leonardo era avanti di almeno 40 anni rispetto ai contemporanei nell’evoluzione della pittura. Anche rispetto a se stesso: dal dipinto sono riemerse infatti sperimentazioni che poi ritroviamo, in forma più compiuta, in altri suoi capolavori. La zuffa di cavalieri che appare sullo sfondo ricorda molto di quanto sappiamo della Battaglia di Anghiari; vicino alla Vergine collocata al centro troviamo la test a di un vecchio che fa pensare senz'altro ad una sorta di studio del suo San Girolamo. Ed anche i riflessi d’acqua, visibili, con un pò di attenzione sotto i piedi di Maria, evocano l’effetto visivo che comparirà, con maggiore forza nella Vergine delle Rocce».

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