Martedì, 24 Novembre 2020
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Torna "The Rocky Horror Show": dopo 10 anni tour in Italia

ROMA. «Don't dream it, be it!».

Sono passati più di 40 anni dalla prima volta, ma quella manciata di parole («Non sognatelo, siatelo») ha ancora lo stesso, dirompente, effetto.

Platea in delirio, tutti in piedi, a cantare come fosse una collettiva preghiera di liberazione. Signori, «The Rocky Horror Show» è tornato. Manifesto di più di una generazione all'insegna della libertà d'espressione sessuale, musical cult in palcoscenico come al cinema, tra fulmini, corsetti e calze rete, dopo 10 anni di attesa la più celebre creatura di Richard O'Brien è in tour in Italia, al debutto al Sistina di Roma (fino a domenica) attesa poi al Rossetti di Trieste (6-10 dicembre), nella versione originale inglese diretta da Christoper Luscombe.

La stessa in scena al West End londinese e trasmessa in diretta nelle sale di tutto il mondo per celebrare il 40esimo anniversario dell'uscita del film. E se al cinema il Narratore d'eccezione è stato lo stesso O'Brien, questa volta a farla da padrone è Liam Tamne, giovane star del talent show The Voice Uk 2013, oggi strepitoso, irreverente e peccaminoso dottor Frank'n'Furte. «Non fatevi scioccare dal mio aspetto, non giudicate un libro dalla copertina», recita in corpetto di pelle e giarrettiera, virilmente ammiccando sotto l'ombretto turchese.

«Non sono un granchè alla luce del giorno, ma di notte sono un diavolo di amante».

Tra le sue «grinfie», ancora una volta, sono capitati gli ingenui e inesperti Brad e Janet, rimasti in panne con l'auto sotto il temporale, mentre erano diretti dal loro vecchio professore Everett Scott, studioso di UFO, per annunciargli il loro fidanzamento.

Ma ad aprire la porta del sinistro castello, nel pieno della convention annuale dei Transylvani, sono il maggiordomo deforme Riff Raff (Kristian Lavercombe), la cameriera Magenta (Kaye Murphy) e soprattutto l'eccentrico padrone di casa, il travestito Frank N. Furter, che proprio quella notte presenterà a tutti la sua nuova creatura: Rocky Horror, un 'mostro di Frankenstein' bello come un Apollo. Non prima, però, di aver iniziato alle gioie del sesso i suoi due nuovi ospiti. Oggi forse il più famoso Rock'n'Roll musical al mondo, The Rocky Horror Show ha debuttato per la prima volta al Royal Court di Londra, nel 1973, diventato poi il film cult di Jim Sharman nel '75, con Susan Sarandon e Barry Bostwick protagonisti e soprattutto il corpo e le gambe di gambe di Tim Curry (in Italia appuntamento immancabile in tv nella notte di Capodanno).

Tra citazioni horror e di fantascienza, da Frankenstein al Dottor Stranamore di Stanley Kubrick, quell'inno alla Golden Age, alla libertà assoluta dell'espressione sessuale («Non c'è reato se quando ti concedi provi piacere»), ha viaggiato in più di 30 paesi tradotto in più di 20 lingue, sulle note di hit come «Sweet Transvestite», «Damn it Janet» e «Time Warp», trasfomando i suoi personaggi in vere icone universali. E poco importa se alla fine Eros e Thanatos si mescoleranno o se ancora una volta si scoprirà che tanta libertà viene solo da un altro pianeta, addirittura dalla Galassia Transilvania. Come da tradizione, anche a Roma («attenzione, siamo a due passi dal Vaticano» avverte sornione il Narratore in qualche spolverata di italiano), ad attenderlo in platea ieri c'era una folla di fans, anche travestiti come i protagonisti, a rilanciare dalla platea battute e ritornelli agli attori. E ci perdonino Garinei e Giovannini, ma forse mai come ieri sera il Sistina si è trasformato in un teatro del West End, tutto in piedi, balconata compresa, a ballare il gran finale.

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