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Torna "L'era glaciale", le avventure di Scrat conquistano lo Spazio

ROMA. Dai ghiacci preistorici allo spazio profondo a bordo di un'astronave, e ritorno.

È il viaggio di Scrat per inseguire la sua amatissima ghianda, causa di comiche e pericolose conseguenze sulla Terra, nel quinto capitolo della saga animata creata dai Blue Sky Studios per la 20th Century Fox, L'era glaciale: In rotta di collisione, nelle sale dal 25 agosto. Per parlarne e mostrare venti minuti di scene in anteprima, è arrivato oggi a Roma Mike Thurmeier che ha diretto il film con Galen T. Chu, ed era già stato coregista delle due precedenti avventure.

«La sfida con l'Era glaciale è fare ogni volta qualcosa di più grandioso, e non abbiamo mai osato tanto come stavolta, con l'introduzione di nuovi personaggi e nell'uso degli effetti speciali» dice Thurmeier all'ANSA. Restano comunque le basi su cui è stato costruito il successo del franchise, che ruota intorno alle avventure del bradipo Sid, il Mammuth Manny, lo smilodonte (tigre con denti a sciabola) Diego e le rispettive famiglie. Partita nel 2002, la saga animata ha incassato con i primi quattro film nel mondo oltre 2 miliardi e 800 milioni di dollari.

«Il segreto del successo penso sia avere al centro sempre dinamiche familiari in cui il pubblico si riconosce e che noi cerchiamo sempre di attualizzare, arricchire», sottolinea Thurmeier.

Dopo i guai combinati da Scrat nello spazio (raccontati anche con citazioni di Gravity, 2001 Odissea nello spazio e Star Trek) i protagonisti sulla Terra se la vedono con piogge di minuscoli meteoriti e il rischio di un altro enorme meteorite che sta per abbattersi sul pianeta. Il furetto Buck, li guida allora in cerca di una soluzione a Geotopia mondo cristallizzato in versione hippie che ha per guru lo Shangri Lama.

Non mancano però anche per gli animali piccoli problemi personali: Da Manny che deve accettare Julian, il giovane mammuth fidanzato della figlia Pesca a Sid in cerca dell'anima gemella.

«Ci poniamo spesso il problema di come raccontare certe situazioni ai bambini. Qui ad esempio ci sono scene action come quella della pioggia di meteoriti per cui avremmo potuto sbizzarrirci per creare più tensione. Ma quando poi vedi la reazione di bambini di tre o quatto anni a certi momenti del film, ci ripensi e cerchi di tutelarli il più possibile. Il mondo là fuori è già troppo violento e duro».

Rispetto ad altri studi «noi non abbiamo un piano generale su quando finire la serie, concepiamo ogni film a sè e decidiamo a seconda della risposta del pubblico, che finora ci ha molto supportato».

Non è detto, «che questo sia l'ultimo capitolo, la produttrice ha già un'altra idea». Dedicarsi a una serie di successo, comunque non blocca progetti originali:

«Noi cerchiamo sempre di alternare un sequel a un nuovo film - continua Thurmeier -. L'animazione come dice Brad Bird non è un genere, ma uno strumento attraverso cui si può raccontare ogni tipo di storia. A me piacerebbe ad esempio fare un western, ma può andare benissimo anche per un film drammatico».

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