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I 25 anni di carriera di Aldo, Giovanni e Giacomo: in tournée con i nostri migliori sketch

carriera, comici, Sicilia, Cultura
Giacomo Poretti, Aldo Baglio e Giovanni Storti

ROMA. Partito il "The best of" di Aldo, Giovanni e Giacomo per festeggiare i loro 25 anni di carriera.

«La nostra prima volta fu una domenica del novembre '91, in un localino a Verghera Samarate. Io mi ero appena rotto una gamba ed entrai in scena con tutta la carrozzina. Sulla ruota facevamo la Ruota della fortuna». Ride ancora ripensando a quel debutto Giacomo Poretti, per tutti solo Giacomo, ovvero, insieme a Cataldo Baglio e Giovanni Storti, il 33% periodico della travolgente comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo. Non solo un trio, ma un modo di ridere per un'intera generazione e più, che quest'anno festeggia i primi 25 anni di carriera con uno spettacolo-festa che è un vero, dichiarato, amarcord:

«The best of Aldo, Giovanni e Giacomo - Live 2016», con Silvana Fallisi, la musica dal vivo dei Good Fellas e la regia di Arturo Brachetti, in tournèe nei palazzetti dello sport di tutta Italia e anche all'estero, tra Londra, Bruxelles, Barcellona, Zurigo e Lugano. Sul palco allestito come un Luna Park, i loro sketch migliori di questi anni, mai più rifatti e in versione originale, come La Montagna, I Gemelli (da I Corti, 1995), Scuola di Polizia, Pdor, Dottor Alzehimer, Il Viaggio (da Tel Chi El Telun, 1999), Il Museo di arte moderna, Bancomat (da Anplagghed, 2006).

«25 anni? Sono tantissimi - racconta per tutti e tre Giacomo -. Quando cominci non si sa se
parti, quanto duri. Ci vuole tanta fortuna, applicazione, persone che credono in te, come Paolo Rossi e la Gialappa's band. In questi anni - prosegue - abbiamo litigato tantissimo, ma sempre con grande rispetto. Ci siamo supportati: Aldo, ad esempio, non si ricorda mai nulla, nessun appuntamento. Ma a riguardarci oggi, avevamo un'energia folle. Facevamo dei numeri particolarissimi, molto fisici, che non si vedevano in Italia. Era davvero molto probabile che ce l'avremmo fatta».

Da quel novembre '91, uno dopo l'altro ecco «Tre uomini e una gamba» (di cui Jon Voight, il papà di Angelina Jolie, comprò i diritti per una versione hollywoodiana mai realizzata) a «Chiedimi se sono felice», «La Leggenda di Al, John e Jack», «La banda dei Babbi Natale», il tutto esaurito continuo per «I corti» teatrali con Marina Massironi, l'ultimo «Il ricco, il povero e il maggiordomo» e un cult tv come «Mai dire goal».

«Quello fu il momento di svolta - dice ancora Giacomo -. Nelle prime 3-4 puntate abbiamo rischiato il licenziamento. Poi abbiamo messo le 'nostre' cose, gli animali, i Bulgari, è arrivato Tafazio ed è cambiato tutto». Calarsi oggi nei panni indossati 25 anni fa è un pò come tornare a misurarsi con quei ragazzi di allora.

«Devi ritrovare l'energia - ammette Giacomo -. La cosa curiosa è che quando incontriamo gli studenti di 14-16 anni, scopriamo che ci conoscono benissimo senza averci mai visto dal vivo. Speriamo che il pubblico ci apprezzi ancora o ci pensionano - dice ridendo - La comicità in Italia negli ultimi anni è un po' cambiata, è più cinica, involgarita. La nostra invece resta un gioco perenne, quasi adolescenziale, alla Stanlio e Olio e Buster Keaton. Quanto a ridere, per me i capisaldi restano i 'vecchì che non cita mai nessuno, ma sono ancora dei giganti: Totò, Fabrizi, Troisi. Oggi, Verdone e Albanese». Ma come nasce uno sketch che dura 25 anni? «Da uno spunto, poi ognuno aggiunge un pezzo. Ci piacciono le situazioni claustrofobiche, una fila o il bancone di un bar, perchè è lì che le persone non si sopportano e tirano fuori di tutto».

Ma c'è anche lo sketch mai fatto, quello che da anni tormenta il trio.

«Racconta di un meccanico, che è Aldo. Io a volte sono suo figlio, altre l'aiutante gaglioffo. Giovanni è il cliente che porta la macchina a riparare e quando torna non la ritrova oppure non c'è più il motore. Sono dieci anni che lo proviamo, ma non viene mai». Per fine 2016 è annunciato un film.

«Abbiamo un'idea per un docu-film, ma è tutto da pensare - conclude Giacomo -. Ci piacerebbe anche tornare in tv, magari con una serie nostra, che non abbiamo ancora mai fatto».

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