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Riaperture, settimana decisiva ma in Sicilia zona gialla lontana: Palermo ago della bilancia

Inizia una settimana decisiva per la Sicilia, con l'obiettivo di far calare la curva dei contagi e aumentare il numero di persone vaccinate per allontanare ancora una volta lo spettro di un'isola interamente in zona rossa. Dal 26 aprile le nuove disposizioni del governo Draghi permetteranno un allentamento delle restrizioni e le prime riaperture alle regioni con parametri da zona gialla, cosa a cui la Sicilia difficilmente può ambire adesso ma che spera di raggiungere nel mese di maggio.

Qualche segnale confortante è arrivato dal bollettino di ieri: i contagi sono tornati sotto quota 1.000 (875 per la precisione) con 16.558 tamponi. Il confronto con la domenica precedente (indicatore utile, al contrario del confronto giorno dopo giorno su cui incidono troppe fluttuazioni) parla di un calo dei contagi del 22%, segno che qualcosa nella curva sta iniziando a cambiare. Questa settimana darà risposte più significative, con fari puntati sulla provincia di Palermo: la zona rossa scadrà giovedì 22, si andrà verso una proroga? E sì, per quanto?

In base ai dati pubblicati dal Dipartimento della Protezione Civile ed elaborati dall'Ufficio statistica del Comune, nell'intera provincia di Palermo ieri si sono registrati 246 nuovi positivi. Nella settimana dal 12 al 18 aprile i nuovi positivi nella Città Metropolitana sono 3.054, e il rapporto nuovi positivi settimanali per 100 mila abitanti è pari a 251,50 (con riferimento alla settimana dall'11 al 17 aprile, i nuovi positivi erano 3.239 e il rapporto nuovi positivi settimanali per 100 mila abitanti 266,74).

Nel frattempo la scelta di concedere qualche riapertura infiamma il dibattito nazionale. Il rischio che le curve dell’epidemia possano cambiare direzione e tornare verso l’alto c'è, calcolato, la scelta di riaprire è il frutto di un compromesso, per cercare l’equilibrio con le difficoltà economiche e sociali del paese. A dirlo in coro, ammettendo anche di comprendere le ragioni della scelta, sono esperti e tecnici, Lo sottolinea anche il ministro della Salute Roberto Speranza, che parlando della ripartenza delle scuola chiede l'aiuto di tutti.

Numeri alla mano i tecnici cercano di prevede cosa potrà succedere nelle prossime settimane dopo queste riaperture definite da Gimbe "sul filo del rasoio". Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del Ministero della Salute e membro del Cts, spiega che le prossime settimane saranno cruciali e che ci si affida al sistema di allerta rapido per intervenire, il che si traduce con nuove chiusure, se saranno necessarie, o tracciamenti, se i numeri dei contagi lo consentiranno.

Rezza dichiara che "il rischio accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere 100 e per chi ha dovuto chiudere un’attività è ancora più elevato. È legittimo che la politica trovi una sintesi", dice, e saranno cruciali le due-tre settimane successive. Poi fa sapere che potrebbero avere via libera rapidamente i test salivari: "Sono affidabili ormai quanto il tampone".

Le riaperture sono una "decisione politica sul filo del rasoio, ma inevitabile. Serve la massima collaborazione dei cittadini per non compromettere la stagione estiva", evitando il liberi tutti per non arrivare ad una nuova impennata dei casi spiega invece il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, che osserva come la circolazione del virus sia ancora rilevante, seppur con notevoli differenze regionali. La curva dei ricoveri con sintomi, dopo aver raggiunto il picco ( 29.337) il 6 aprile, ha iniziato la discesa con una riduzione del 18% in 11 giorni: i numeri assoluti sono ancora molto elevati (23.648) e la soglia di saturazione è maggiore del 40% in 5 Regioni.

Anche la curva dei pazienti in terapia intensiva ha raggiunto il picco il 6 aprile (n. 3.743), ma la discesa è più lenta con una riduzione del 10,7% in 11 giorni: rimangono occupati 3.311 posti letto con soglia di saturazione maggiore del 30% in 13 Regioni.

Gli effetti di un’Italia rosso-arancione si protrarranno almeno sino alla metà di maggio: di conseguenza nelle prossime settimane continueranno a scendere i nuovi casi e a ridursi la pressione sugli ospedali. Ma il progressivo ritorno al giallo determinerà inevitabilmente una risalita della curva dei contagi,  secondo Cartabellotta, "da un lato mitigata dalla ridotta probabilità di contagio all’aperto per l’aumento delle temperature che riduce l’effetto aerosol, dall’altro alimentata dall’aumento dei contatti sociali e, soprattutto, dal mancato rispetto delle regole".

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