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POCHE PIOGGE

Siccità: portata del Po più che dimezzata, anche la Sicilia in crisi

Pur rimanendo superiore allo scorso anno, la portata del fiume Po è più che dimezzata rispetto alla media storica (a Pontelagoscuro, 922 metri cubi al secondo contro una media di mc/sec 1.999): è questo il dato più significativo del bollettino settimanale diffuso dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

«Non è ancora tempo di lanciare allarmi ma, considerando il periodo estivo che stiamo per affrontare, è evidente la necessità di cominciare a concordare scelte che, nel rispetto delle priorità di legge, rendano compatibili i diversi interessi, che gravano sulla risorsa acqua - sottolinea Massimo Gargano, direttore generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI) - L’Autorità di Bacino Distrettuale monitora costantemente la situazione e fornirà utili indicazioni in occasione della prossima riunione dell’Osservatorio sul fiume Po, già convocata per il 9 luglio».

In linea con il trend che si sta registrando è il progressivo, seppur previsto, abbassamento del livello dei grandi laghi del Nord (solo quello di Como, però, è sotto media), che fungono da riserva per la sete della Pianura Padana; conseguentemente restano in media i fiumi lombardi (Brembo, Adda, Mincio, Ticino, Chiese), mentre sono in calo i corsi d’acqua piemontesi (ad eccezione della Dora Baltea), ma soprattutto quelli dell’Emilia Romagna, dove Savio, Taro, Trebbia sono sotto media e dimezzati rispetto all’anno scorso, così come il Secchia che registra addirittura il minimo storico mensile con una portata di mc/sec 1,91. Non va meglio per i fiumi veneti, ad eccezione del Piave: in una settimana, l’Adige è calato di 70 centimetri.

Nel Centro Italia, i bacini delle Marche, con circa 49 milioni di metri cubi d’acqua, registrano livelli superiori solo al 2017 nel più recente quinquennio, mentre restano confortanti le situazioni del lago di Bracciano nel Lazio, dell’invaso della diga di Penne in Abruzzo e dei bacini della Sardegna. In Campania, il leggero calo del Volturno è compensato dalla ripresa del Sele: entrambi i fiumi, comunque, registrano altezze idrometriche superiori allo scorso anno.

Più a sud, in assenza di piogge significative è senza fine la discesa delle riserve idriche in Basilicata e Puglia dove, in ciascuna regione, viene prelevato indicativamente, dai bacini, un milione di metri cubi d’acqua al giorno: in Lucania sono attualmente invasati poco meno di 338 milioni di metri cubi (erano quasi 406, lo scorso anno); negli invasi pugliesi, ce ne sono circa 151 milioni contro gli oltre 266 del 2019. Ancora più giù, mentre sembra essersi positivamente stabilizzata la situazione idrica calabrese, diventa sempre più consistente il rischio desertificazione per il territorio siciliano, penalizzato non solo da un andamento delle precipitazioni «a macchia di leopardo», ma da livelli pluviometrici decisamente insufficienti: secondo l’Osservatorio Europeo sulla Siccità (European Drought Observatory) dall’inizio dell’anno solo il mese di marzo avrebbe registrato piogge quantitativamente significative sull'isola.

«Di fronte a questo quadro - conclude Francesco Vincenzi, presidente di ANBI - è quanto mai importante la sollecitazione lanciata dal ministro alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova, per mettere a valore risorse del Fondo Sviluppo e Coesione non ancora allocate o non utilizzate da altri dicasteri, tra cui almeno 1 miliardo e 600 milioni di euro per avviare un Piano Acqua per l’Agricoltura sulla base degli oltre 3.600 progetti definitivi ed esecutivi, redatti dai Consorzi di bonifica ed irrigazione, per un importo complessivo di circa 8 miliardi e mezzo».

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