Martedì, 07 Luglio 2020
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INDAGATO UN MESSINESE

Riciclaggio, 9 misure cautelari: sequestrata impresa coinvolta nei lavori al tribunale di Caltanissetta

Nove misure cautelari nei confronti di altrettante persone accusate di bancarotta fraudolenta e il concorso nel reimpiego di beni di provenienza illecita nel nisseno. Ad eseguire l'ordinanza emessa dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica nissena, la Dia di Caltanissetta.

Le misure interdittive di divieto di esercitare imprese riguardano il 55enne Gianpiero Falco, imprenditore di Napoli, rappresentante di società private e pubbliche, impegnato nell’associazionismo industriale e nell’antiracket; il 46enne Michele Iraci Cappuccinello ed il fratello 45enne Giacomo, entrambi imprenditori originari della provincia di Messina, ma da tempo residenti a Caltanissetta; il 47enne di San Cataldo Aldo Domenico La Marca; il 53enne di Catania Angelo Romano e il 51enne di Messina Carlo Giunta. La misura degli arresti domiciliari è, invece, stata applicata nei confronti di Francesco Scirocco, 54enne di Gioiosa Marea, imprenditore già condannato per reati di mafia.

La Dia sta inoltre eseguendo il sequestro di 3 imprese, il cui valore complessivo è stimato in oltre 1 milione e mezzo di euro, interessate per i lavori di ampliamento del Palazzo di Giustizia di Caltanissetta.

Il provvedimento del gip ha previsto il sequestro delle quote sociali e dell’intero patrimonio del consorzio stabile «Virgilio», con sede legale a Napoli, nonchè delle società «Cantieri Generali srl», con sede a Caltanissetta, e «Polime srl», di Messina, poichè ritenute strumentali alla commissione del reato di reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

L’indagine ha preso le mosse dall’analisi di alcuni fatti di rilevanza penale riguardanti il consorzio stabile «Coroim», all’epoca presieduto da Angelo Romano, che si era aggiudicato commesse pubbliche di notevole importanza, tra cui l’ampliamento del Palazzo di giustizia di Caltanissetta, la manutenzione ordinaria e straordinaria del Policlinico Universitario di Messina e l’ampliamento dell’area di servizio autostradale milanese di Zenone est: dapprima i fallimenti a catena di alcune società nissene componenti il predetto consorzio, in particolare la Impreter srl la G.m.i. srl, riconducibili ai fratelli Iraci Cappuccinello, le quali hanno subito, altresì, azioni distrattive in favore della Cantieri Generali srl, società anch’essa facente capo ai fratelli Iraci. Poi il fallimento dello stesso consorzio stabile Coroim, con distrazione prefallimentare delle risorse produttive (nella forma dell’affitto di ramo d’azienda, comprensivo degli appalti pubblici aggiudicati) in favore del consorzio stabile «Virgilio», già con sede a Catania, all’epoca presieduto dall’imprenditore campano Gianpiero Falco.

Gli approfondimenti della Dia sono stati sviluppati attraverso l’esecuzione di accertamenti bancari, riscontri societari, intercettazioni telefoniche, esame di persone informate sui fatti ed acquisizioni documentali presso la stazione appaltante, costituita dal Provveditorato Regionale delle Opere Pubbliche di Palermo, ed altri uffici della Pubblica Amministrazione; si sono focalizzati sulla progressiva emersione, nella fase esecutiva degli appalti, di soggetti appartenenti alle sfere mafiose, quale espressione occulta dei consorzi Coroim e Virgilio. E’ emersa la figura di Francesco Scirocco, imprenditore messinese condannato per concorso esterno nel reato di associazione mafiosa, vicino sia alla famiglia dei Barcellonesi che a quella di Tortorici dei Bontempo Scavo.

In ordine al reato di reimpiego di beni di provenienza illecita nel consorzio stabile Virgilio, risultano indagati lo stesso Francesco Scirocco, Carlo Giunta (dal febbraio 2015 consigliere del consorzio, nonchè amministratore unico della società cooperativa Eco Ambiente, socio di maggioranza di Virgilio), Aldo Domenico La Marca (dal settembre 2012 direttore tecnico del consorzio e dal febbraio 2015 al marzo 2016 Consigliere), nonchè altri soggetti non raggiunti dalle misure disposte dal gip.

Inoltre nel 2016, nell’ambito delle attività investigative, la Dia di Caltanissetta, previa autorizzazione della procura nissena, ha inviato all’Anac un rapporto che ha determinato l’emissione di un provvedimento interdittivo di sospensione all’esercizio dell’attività di attestazione, nei confronti dell’ente Pegaso Organismo di attestazione spa con sede a Napoli.

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