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Mafia, un collaboratore di giustizia: "Dovevamo uccidere Santoro e Baudo"

«Oltre a dover uccidere il giudice Giovanni Falcone, dovevamo anche cercare di eliminare Maurizio Costanzo, Michele Santoro e Pippo Baudo per allontanare l’attenzione dalla Sicilia e creare un certo allarme nel centro Italia».

E’ quanto ha detto oggi il collaboratore di giustizia Francesco Geraci, deponendo nell’ambito del processo sulla strage di Capaci che si celebra in Corte d’Assise d’Appello a Caltanissetta nei confronti di cinque imputati.

«Dovevano essere uccisi o mettendo del tritolo in un bidone dell’immondizia o in una macchina dove si faceva il Maurizio Costanzo Show. Insieme a Sinacori siamo anche andati a fare un sopralluogo». Le armi, come ha riferito Geraci, non si trovavano a Roma ma in Sicilia quando il commando si preparava a partire alla volta della Capitale. Ognuno, ha detto, aveva un compito preciso indicato da Messina Denaro che diede a ciascuno 5 milioni di lire per andare in "trasferta". «A un certo punto - ha aggiunto - arrivò l’ordine di tornare in Sicilia».

Il processo riprenderà il 25 febbraio quando verrà sentito l’ex poliziotto Giovanni Peluso, accusato di aver ricoperto un ruolo nella strage di Capaci.

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