Venerdì, 13 Dicembre 2019
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ANAC

Emergenza corruzione, in Sicilia più casi che in tutto il Nord Italia

Il presidente dell’Anac Raffaele Cantone ha presentato nella sede della stampa estera a Roma il rapporto sulla corruzione in Italia tra 2016 e 2019. "La corruzione, benché all’apparenza scomparsa dal dibattito pubblico, rappresenta un fenomeno radicato e persistente, verso il quale tenere costantemente alta l’attenzione. Al tempo stesso, occorre rilevare come la prevalenza degli appalti pubblici nelle dinamiche corruttive giustifichi la preoccupazione nei confronti di meccanismi di deregulation quali quelli di recente introdotti, verso i quali l’Anac ha già manifestato perplessità".

I dati riguardano il triennio 2016-2019 e sono allarmanti. Soprattutto in Sicilia: "Nell'Isola, nel triennio, sono stati registrati 28 episodi di corruzione (18,4% del totale) quasi quanti se ne sono verificati in tutte le regioni del Nord (29 nel loro insieme). A seguire, il Lazio (con 22 casi), la Campania (20), la Puglia (16) e la Calabria (14)". Di queste ordinanza di custodia cautelare per corruzione "il 74% ha riguardato l’assegnazione di appalti pubblici, a conferma della rilevanza del settore e degli interessi illeciti a esso legati per via dell’ingente volume economico".

"A partire dall’approvazione della legge Severino (2012), gli interventi in materia - prosegue il testo - sono stati numerosi e proficui. I vari istituti introdotti nell’ordinamento, il progressivo inasprimento delle pene e, da ultimo, la possibilità di estendere le operazioni sotto copertura anche ai delitti contro la Pubblica amministrazione saranno di certo utili nel contrasto. La sfida rappresentata dalla corruzione è tuttavia di entità tale da richiedere un armamentario variegato, non limitato alla sola repressione. Il numero esiguo di casi scoperti rispetto al totale conferma del resto la necessità di agire in una logica di sistema che prescinda dall’aspetto strettamente patologico".

A partire da questa analisi il documento sottolinea: "L'indispensabilità della prevenzione quale strumento aggiuntivo (ma nient'affatto alternativo) rispetto alla sanzione penale, risulta del resto rafforzata proprio dalle evidenze del rapporto. Si pensi, a titolo di esempio, alla predominanza dell’apparato burocratico negli episodi di corruzione, che comprova l’assoluta utilità di prevedere adeguate misure organizzative (in primis in tema di conflitti d’interesse e rotazione periodica del personale) che riducano a monte i fattori di rischio.

"Fra agosto 2016 e agosto 2019 sono state 117 le ordinanze di custodia cautelare per corruzione spiccate dall’Autorità giudiziaria in Italia e correlate in qualche modo al settore degli appalti: esemplificando è possibile affermare che sono stati eseguiti arresti ogni 10 giorni circa. Si tratta in ogni caso di una approssimazione per difetto rispetto al totale. In linea con questa cadenza temporale sono anche i casi di corruzione emersi analizzando i provvedimenti della magistratura: 152, ovvero uno a settimana (solo a considerare quelli scoperti)». Lo si legge nel rapporto Anac sui numeri della corruzione in Italia nel triennio 2016-2019 presentato oggi dal presidente Raffaele Cantone. La relazione rileva che "a essere interessate sono state pressoché tutte le regioni d’Italia, a eccezione del Friuli Venezia Giulia e del Molise. Ciò non implica che queste due regioni possano considerarsi immuni, ma semplicemente che non vi sono state misure cautelari nel periodo in esame".

Quarantasette politici indagati per corruzione, di cui 43 arrestati, nel triennio da agosto 2016 e agosto 2019. Tra loro 20 sindaci, 6 vicesindaci, 10 assessori - più altri 4 indagati a piede libero - e 7 consiglieri. Sono i numeri della corruzione in Italia relativi alla classe politica. Un fenomeno che in questo frangente riguarda in particolar modo gli enti locali. Dei 152 casi censiti infatti 63 hanno avuto luogo nei Comuni (41%), seguiti dalle società partecipate (24 casi, pari al 16%) e dalle Aziende sanitarie (16 casi, ovvero l’11%). "Rispetto alle fattispecie corruttive tipiche della Prima Repubblica - si legge nel testo - ancillare risulta invece il ruolo dell’organo politico. I numeri appaiono comunque tutt'altro che trascurabili".

Il rapporto ricorda anche che "nel periodo in esame sono stati 207 i pubblici ufficiali/incaricati di pubblico servizio indagati per corruzione". Ma soprattutto "circa la metà dei soggetti coinvolti si configura come il vero dominus" con "46 dirigenti indagati, ai quali ne vanno aggiunti altrettanti tra funzionari e dipendenti più 11 responsabili unici del procedimento". Le forme di condizionamento dell’apparato pubblico "più estese e pervasive si registrano prevalentemente a livello locale (specie al Sud), secondo forme di penetrazione capillare nel tessuto sociale, economico-imprenditoriale, politico e istituzionale"

L’assegnazione di un posto di lavoro a un parente o un sodale, oppure di una consulenza reale o fittizia fino ad arrivare alla concessione di 'benefit' come viaggi, cene, ristrutturazioni edilizie. Ed anche, talvolta, il soddisfacimento della richiesta di prestazioni sessuali. La corruzione in Italia si dematerializza, alla vecchia tangente si sostituisce spesso il pagamento con beni o servizi, più difficilmente dimostrabile come reato per gli inquirenti. "Il denaro continua a rappresentare il principale strumento dell’accordo illecito - si legge nel documento - tanto da ricorrere nel 48% delle vicende esaminate, sovente per importi esigui (2.000-3.000 euro ma in alcuni casi anche 50-100 euro appena) e talvolta quale percentuale fissa sul valore degli appalti». Ma il resto degli episodi si consuma in altro modo. La 'ritirata' del contante è legata spesso alla «difficoltà di occultamento delle somme illecitamente percepite», così «si manifestano nuove e più pragmatiche forme di corruzione".

Il posto di lavoro, spiega la relazione Anac, "si configura come la nuova frontiera del pactum sceleris, soprattutto al Sud l’assunzione di coniugi, congiunti o soggetti comunque legati al corrotto (non di rado da ragioni clientelari) è stata riscontrata nel 13% dei casi. A seguire, a testimonianza del sopravvento di più sofisticate modalità criminali, si colloca l’assegnazione di prestazioni professionali (11%), specialmente sotto forma di consulenze, spesso conferite a persone o realtà giuridiche riconducibili al corrotto o in ogni caso compiacenti». In un quinto del totale (21%) degli episodi documentati "oltre a ricorrenti benefit di diversa natura (benzina, pasti, pernotti) non mancano singolari ricompense di varia tipologia (ristrutturazioni edilizie, riparazioni, servizi di pulizia, trasporto mobili, lavori di falegnameria, giardinaggio, tinteggiatura) comprese talvolta le prestazioni sessuali". Spesso dunque le contropartite hanno un modesto controvalore, indicativo, annota Anac, «della facilità con cui viene talora svenduta la funzione pubblica ricoperta". (AGI)

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