Martedì, 15 Ottobre 2019
IL VERDETTO

Mafia, Giovanni Brusca resterà in carcere: la Cassazione ha deciso

La decisione della Cassazione è arrivata. Niente domiciliari per Giovanni Brusca, che è in carcere da 23 anni per la strage di Capaci e altri terribili crimini tra cui quello di aver sciolto nell'acido il figlio tredicenne del pentito Giuseppe Di Matteo.

La prima sezione della Suprema Corte ha stabilito che il boss mafioso dovrà restare a Rebibbia dove è detenuto, accogliendo la richiesta della Procura che nella sua requisitoria aveva chiesto di negare i domiciliari chiesti dallo stesso Brusca. Oggi era intervenuta Anche Maria Falcone, sorella di Giovanni, ucciso dalla mafia nel 1992 insieme alla moglie e agli uomini della scorta: si è detta contraria ad altri benefici per il killer stragista che da anni cerca di uscire dalla cella e scontare la pena in una località protetta dal Servizio centrale di protezione della polizia.

E dopo la sentenza, la sorella del magistrato ucciso dalla mafia commenta: "Con la sua decisione la Cassazione ha dato una risposta alla richiesta di giustizia dei tanti cittadini che continuano a vedere nella mafia uno dei peggiori nemici del nostro Paese". E conclude: "Se si accetta che per un fine superiore vengano concessi benefici ai criminali che collaborano con lo Stato, resta però inaccettabile la concessione di sconti ulteriori a chi si è macchiato di delitti tanto efferati".

"Brusca terminerà di scontare la pena in carcere nel 2022 se la Cassazione non aprirà ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perchè ha uno 'sconto' di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario", aveva spiegato l'avvocatessa Antonella Cassandro che ha firmato il ricorso all'Alta corte. "Nel parere negativo ai domiciliari, il Pg della Cassazione - ha reso noto Cassandro - ha condiviso il Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si è ravveduto a sufficienza".

Invece Brusca, ritiene Cassandro, "non rifarebbe quello che ha fatto" e "ha dimostrato ravvedimento, come sostengono il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, la direzione del carcere di Rebibbia, le autorità di pubblica sicurezza di Palermo". Per il legale comunque è "umanamente comprensibile" la posizione di contrarietà al beneficio espressa dai familiari delle vittime di Brusca.

Brusca, per effetto delle norme sulla collaborazione, "oltre ad evitare l'ergastolo per le decine di omicidi commessi, ha usufruito di 80 permessi: la sua spietatezza e il controverso percorso nel collaborare - conclude Maria Falcone - lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici". Si era opposto ai domiciliari anche Matteo Salvini.

"In galera fino alla fine dei suoi giorni, non facciamo rivoltare nelle loro povere tombe i troppi morti per mano della mafia. Fare uscire Brusca dal carcere sarebbe disumano", ha scritto l'ex ministro leghista su Fb. "Lo Stato non può in alcun modo permettersi di lanciare questo segnale di resa nei confronti della mafia", anche secondo Giorgia Meloni, presidente di FdI.

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