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Corsi d'oro, ecco tutti i condannati. L'avvocato di Genovese: "Assolto dal riciclaggio"

La Corte d'appello di Messina ha deciso tanti sconti di pena nell'inchiesta "Corsi d'Oro 2". L'operazione risale al 2014 e l'accusa contestava, a vario titolo, i reati di associazione finalizzata alla truffa aggravata, riciclaggio, falso in bilancio ed altro. Condannato Francantonio Genovese a 6 anni e 8 mesi (in primo grado 11 anni), il cognato Franco Rinaldi a 3 anni e 2 mesi (viene accusato anche di associazione a delinquere e truffa, reati per il quale era stato assolto in primo grado), Chiara Schirò a 2 anni e sei mesi, (in primo grado 3 anni e sei mesi), Elena Schirò, moglie di Rinaldi a 3 anni e 9 mesi (in primo grado 6 anni e 6 mesi), Graziella Feliciotto a 2 anni (4 anni e sei mesi primo grado) pena sospesa, Elio Sauta 2 anni e sei mesi, (primo grado sei anni e sei mesi) e Roberto Giunta 3 anni e 4 mesi (in primo grado 5 anni e sei mesi). Assolta Giovanna Schirò. Rinaldi ha avuto un aumento di pena a 3 anni e 2 mesi rispetto il primo grado perché gli è stata riconosciuto l'associazione a delinquere.

Genovese ha avuto diminuzione di pena perché è stato assolto per riciclaggio e autoriciclaggio e condannato per associazione a delinquere, tentata estorsione ai danni di Ludovico Albert. Per tutti gli altri è stata confermata la sentenza di primo grado. Il procuratore generale di Messina Adriana Costabile aveva chiesto dodici aggravamenti di pena rispetto alle 21 condanne inflitte in primo grado, 12 anni per l'ex deputato Francantonio Genovese. In particolare aveva anche insistito per l'accoglimento dell'appello presentato dall'accusa sulla sussistenza del peculato nella vicenda.

“In attesa del deposito della motivazione - afferma l’avvocato Nino Favazzo, difensore di Genovese - il dato più evidente della sentenza “Corsi d’Oro 2”, anche per le ricadute sul trattamento sanzionatorio, è l'assoluzione di Francantonio Genovese da tutte le contestazioni per riciclaggio, che avevano fatto registrare in primo grado pene a dir poco severe. Tra assoluzioni e prescrizioni, dunque, restano in piedi la associazione a base politico-familiare, due contestazioni per truffa e due per fatturazioni a fronte di prestazioni ritenute inesistenti, oltre alla tentata estorsione nei confronti di Ludovico Albert. Sono certo che - continua -, rispetto a ciascuna delle ipotesi per cui oggi è stata confermata la condanna, vi saranno ampi margini per poter fondatamente chiedere ed ottenere una ulteriore modifica nel giudizio di cassazione. Acquisito un importante risultato, insomma, ritengo la partita tutt’altro che chiusa".

 

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