Martedì, 22 Ottobre 2019
IL TERREMOTO NEL CENTRO ITALIA

Sisma, i funerali ad Ascoli, il vescovo:
"Ho chiesto a Dio: e ora che si fa?"
Mattarella: "Non sarete soli". 291 morti

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Fonte Ansa

ARQUATA. Si sono svolti ad Ascoli Piceno i funerali di una parte vittime del sisma che ha colpito l'Italia centrale. Alle esequie celebrate dal vescovo monsignor Giovanni D'Ercole hanno partecipato tra le autorità il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Matteo Renzi (con la moglie Agnese), il presidente del Senato Pietro Grasso, il presidente della Camera, Laura Boldrini.

L' ingresso del capo dello Stato è stato accompagnato da un applausoi. L'elicottero che ha portato Mattarella ad Amatrice è atterrato nella elisuperficie, poco distante dal paese, alle 8:32.

Leggero malore per uno dei parenti delle vittime marchigiane del terremoto dei quali oggi si celebrano i funerali nella palestra di Monticelli, in un caldo torrido. E' stato subito soccorso dal personale sanitario presente e portato via in barella. Le sue condizioni non sono comunque apparse particolarmente gravi.

Terremoto, 35 bare in fila in palestra ad Ascoli: folla e autorità ai funerali solenni - Le foto del dolore

'E adesso, Signore, che si fa?' Quante volte, nel silenzio agitato delle mie notti di veglia e d'attesa, ho diretto a Dio la stessa domanda che mi sono sentito ripetere da voi in questi giorni". Lo ha detto nell'omelia ai funerali il vescovo D'Ercole."A nome mio, nel nome di questa nostra gente tradita dal ballo distruttore della terra: 'e adesso che si fa?' mi sono rivolto a Dio Padre, suscitato dall'angoscia, dall'avvilimento di esseri umani derubati dell'ultima loro speranza".

"Non abbiate paura di gridare la vostra sofferenza, ma non perdete coraggio. Insieme ricostruiremo le nostre case e chiese; insieme soprattutto ridaremo vita alle nostre comunità, a partire proprio dalle nostre tradizioni e dalle macerie della morte. Insieme!" Lo ha detto nell'omelia ai funerali per le vittime del terremoto il vescovo di Ascoli Piceno Giovanni D'Ercole

"Le torri campanarie, che hanno dettato i ritmi dei giorni e delle stagioni, sono crollate, non suonano più. Polvere, tutto ormai è polvere. Eppure, sotto macerie, c'è qualcosa che ci dice che le nostre campane torneranno a suonare, ritroveranno il suono del mattino di Pasqua", ha detto. "Un terremoto è la fine: un boia notturno venuto a strapparci di dosso la vita. La nostra terra, però, è popolata di gente che non si scoraggia".

E ancora: "Le nostre origini sono contadine. In natura arare è come un terremoto per la terra: si spacca, è ferita, ne esce frantumata in zolle. L'aratro ferisce ma è lo strumento-primo per la nuova seminagione: si ara per preparare la terra a un nuovo raccolto. I sismologi tentano di prevedere il terremoto, ma solo la fede ci aiuta come superarlo". Lo ha detto nell'omelia ai funerali delle vittime del terremoto il vescovo di Ascoli, Giovanni D'Ercole. "La fede - ha aggiunto - la nostra difficile fede, ci indica come riprendere il cammino: con i piedi per terra e lo sguardo al cielo".

"La solidarietà e la responsabilità ci fanno tenere i piedi ben saldi per terra in un abbraccio che ci consente di affrontare insieme le difficoltà e costruire un mondo migliore. Gli occhi però devono guardare in alto 'Guardare al cielo, pregare, e poi avanti con coraggio e lavorare' come diceva don Orione. La solidarietà oggi - ha aggiunto è rappresentata in maniera solenne dalla presenza del Presidente della Repubblica, al quale rivolgo il mio deferente saluto, dalle più alte cariche dello Stato e dalle tante autorità, dalle molte associazioni di volontariato, e dai tanti amici qui convenuti a mostrare la concreta vicinanza di tanta gente da ogni parte d'Italia e del mondo, la solidarietà soprattutto del Papa, dei vescovi della nostra regione e delle Chiese di tutta Italia come pure del mondo. Grazie a tutti di cuore".

 

MATTARELLA NELLE ZONE TERREMOTATE. Il presidente ha visitato una parte del paese crollato, il centro operativo dei soccorsi e incontrerà gli operatori e le persone ospitate nella tendopoli. Mattarella ha parlato brevemente con gli operatori della Croce Rossa Italiana soccorsi speciali giunti dal Piemonte e si è complimentato con loro per il lavoro che stanno svolgendo. "Vi ringrazio per quello che fate" ha detto. "E' il nostro dovere, presidente", gli hanno risposto.

Il presidente ha quindi proseguito verso il Centro Operativo di coordinamento della Protezione civile. "Non vi lasceremo soli. Non vi preoccupate, faremo tutto il possibile per starvi vicino", ha detto il presidente Mattarella parlando con gli sfollati del sisma nel campo di Accumoli, secondo quanto si apprende. Il presidente ha espresso a diverse persone parole di solidarietà e di speranza. Ai volontari ha fatto i complimenti per l'allestimento del campo.

Al termine dei funerali, Mattarella, accompagnato dal presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli e dal sindaco di Arquata del Tronto Aleandro Petrucci, si è recato nell'ospedale Mazzoni dove sono ricoverati oltre 50 feriti.

 

LE ALTRE SCOSSE. Scosse senza fine: sono 25 quelle lievi registrate dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia dalla mezzanotte alle tre in Centro Italia. La magnitudo oscilla tra il 2.0 e un massimo di 3.2 - registrato nella provincia di Ascoli Piceno all'1:13 - con profondità variabile tra i 7 e gli 11 chilometri. Epicentri, oltre ad Ascoli, le province di Rieti e Perugia.

Una scossa più forte, di magnitudo 4.0 è stata registrata alle 4:50 fra Castelluccio di Norcia (Perugia) e Montegallo (Ascoli Piceno), non lontano da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). L'ipocentro è a 8 km di profondità. Lo rende noto l'Istituto nazionale di geofisica (Ingv) sul suo sito.

IL BILANCIO. A seguito del decesso dell'uomo ricoverato presso l'ospedale di Perugia e proveniente da Arquata, il bilancio delle vittime del terremoto del centro Italia, comunicato dalle Prefetture di Rieti e Ascoli Piceno, è salito al momento a 291: 230 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 50 ad Arquata del Tronto. Lo rende noto la Protezione civile.

LA FRANA. Intanto, c'è grande apprensione a Pescara del Tronto, la frazione di Arquata spazzata via dal terremoto, per una frana che lambisce la carreggiata della Salaria, che scorre a valle. La corsia in direzione Roma è stata chiusa, il traffico va avanti scandito da un semaforo di emergenza. Carabinieri e Vigili del Fuoco presidiano l'accesso alla parte inferiore del paese, ora chiuso.

La frana, a quanto si apprende, si è prodotta in mattinata dopo la scossa 4.6 con epicentro ad Amatrice delle 6.28 di ieri. Sconfortati i soccorritori, che avevano iniziato l'operazione per la rimozione delle macerie nel centro di Pescara del Tronto. "Questo rende tutto più difficile", spiega un volontario.

GLI SFOLLATI. Per gli sfollati è intanto trascorsa una nuova notte di quella che sta diventando una tragica normalità. In molti sono continuati ad affluire nel nuovo campo allestito ai piedi del centro di Arquata del Tronto. Anche nelle altre strutture di emergenza, da Accumoli ad Amatrice, si completano gli ultimi servizi e le aree di accoglienza stanno funzionando a pieno. Qualcuno continua a essere preoccupato dal rischio sciacalli ma nell'area tra Accumoli e Arquata non sono stati registrati episodi, come ribadiscono i carabinieri.

LE SCOSSE.  "Ci sono state 1.332 scosse dall'inizio dell'evento sismico". Lo ha detto in un punto con la stampa il vice capo della protezione civile Angelo Borrelli. Il vice capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha confermato la scossa di "magnitudo di 4.0 alle ore 4.50 di questa notte" e ha precisato che "dalla mezzanotte di oggi sono state registrate 92 scosse".

 

 

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