
TRANI. Quel treno non doveva partire dalla stazione di Andria. La procura di Trani mette il primo tassello nell'indagine sulla strage nelle campagne pugliesi e iscrive i alcuni nominativi nel registro degli indagati. Una decisione maturata in serata ma che il procuratore facente funzioni Francesco Giannella aveva anticipato ai giornalisti nel pomeriggio: «per qualche ora ancora non ci sono indagati».
Il fascicolo aperto con le ipotesi di reato di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo punta dunque dritto al personale di Ferrotranviaria che era in servizio ieri nelle stazioni di Andria e Corato: i due capistazione, innanzitutto, ma anche eventuali collaboratori. Perchè gli accertamenti fin qui svolti se non hanno ancora consentito di ricostruire con esattezza la dinamica dell'incidente, hanno però permesso di avere alcuni punti fermi. Primo tra tutti il segnale di partenza dato al treno fermo ad Andria: quel convoglio si è mosso quando non doveva, con l'ok del capostazione e il semaforo verde di via libera. Cosa è accaduto? C'è stato solo un errore umano, ipotesi prevalente tra gli inquirenti, o anche un guasto tecnico che ha azionato il semaforo?
Prima di iscrivere i nominativi dei dipendenti di Ferrotramviaria, la prima mossa del procuratore è stata quella di costituire un pool di quattro magistrati che, assieme a lui, indagherà in ogni direzione. «Dobbiamo scandagliare ogni possibilità - ha spiegato il pm - anche per non fare l'errore di fermarci a quello che è accaduto ieri». La linea, dunque, è chiara ed ipotizza tre livelli d'indagine: da un lato si procederà ad individuare le singole responsabilità nella catena di controllo che ha autorizzato il treno a lasciare la stazione
di Andria, dall'altro si prenderanno in considerazione la sicurezza dei controlli da parte degli enti preposti e la questione del raddoppio della linea, la sua messa in sicurezza e l'utilizzo dei fondi per arrivare all'individuazione di altri soggetti che potrebbero avere ruoli tutt'altro che marginali.
Come sono stati usati i fondi europei stanziati per il raddoppio della linea Bari-Barletta? Perchè i lavori hanno accumulato così tanto ritardo? E ancora: i sistemi di sicurezza sono adeguati rispetto alla normativa in vigore? Già in passato si erano verificate delle criticità che dovevano far scattare l'allarme e che non sono state segnalate? Tutte domande che richiedono una risposta chiara, perchè non è pensabile che le responsabilità di un simile disastro possano essere addebitate solo ad un errore umano.
La decisione di procedere fin da subito su più fronti ha fatto sì che ogni magistrato si occuperà di un aspetto dell'inchiesta. Ed è ovvio che i primi accertamentiriguarderanno proprio le responsabilità dei capistazione V.P e A.P e gli eventuali loro collaboratori per accertare chi ha sbagliato nel dare il segnale di partenza. Senza dimenticare che la catena di controllo prevede un ruolo 'attivò anche per i capitreno a bordo dei convogli: uno dei due, Albino Di Nicolo, è però morto nello schianto; l'altro, Nicola Lorizzo, è ricoverato
in ospedale. È questo il motivo per cui gli investigatori della Polfer, dopo aver recuperato nella serata di ieri le scatole nere, hanno proceduto a sequestrare una serie di documenti che serviranno proprio a chiarire i ruoli di ciascuno: i brogliacci di movimento dei treni, le immagini delle telecamere delle stazioni di Andria e Corato e del sistema di videosorveglianza installato su almeno uno dei due convogli, le conversazioni telefoniche tra i due capistazione, trascritte in un fonogramma.
Proprio dalla visione delle immagini delle stazioni, gli investigatori avrebbero già potuto accertare due elementi importanti. Dopo la partenza del treno da Andria, infatti, non si sono registrate scene di disperazione o attività particolari: significa che nessuno dei due capistazione si è accordo di aver commesso un errore. Inoltre, il macchinista del treno proveniente da Andria non poteva far altro che partire: oltre all'ok del capostazione, aveva anche il segnale di via libera sulla linea.
Gli investigatori hanno inoltre verificato che erano due i treni delle Ferrovie del nord barese provenienti da Corato e diretti verso nord e che uno di questi viaggiava in ritardo: potrebbe essere stata questa la circostanza che avrebbe indotto il capostazione di Andria a dare il via libera al treno. Un errore che nessuno nega. «Il treno che è partito per secondo - dice il procuratore Giannella - non doveva partire». «L'unica stazione di incrocio è quella di Andria - aggiunte il direttore generale di Ferrotranviaria Massimo Nitti - Quel treno che scendeva da Andria, lì non ci doveva essere».
Ma Nitti ha anche difeso il sistema di comunicazione e sicurezza basato su un fonogramma, il cosiddetto «consenso telefonico»: «è una delle modalità di esercizio che viene regolarmente utilizzata nelle ferrovie». Sicuramente ha ragione, ma i magistrati vogliono capire se davvero tutti i regolamenti e le norme in vigore sono state rispettate. Così come vogliono far luce sulla questione del raddoppio della linea: il progetto è previsto dal 2008 e doveva concludersi nel 2015. Ovviamente non si è concluso. Perchè? «Dobbiamo capire. Ci sono tante cose da vedere e da incrociare» si limita a dire il procuratore. L'indagine è soltanto all'inizio.
7 Commenti
Zoom
13/07/2016 21:48
Nella legge di stabilitá del 2015[i dati sono accessibili a tutti],il governo Renzi e Delrio,ministro dei trasporti,hanno stanziato 4 Miliardi e mezzo di Euro, per il miglioramento della rete ferroviaria del centro nord e,la modica cifra di:60 Milioni di Euro per quella del Sud.Adesso,ci tocca pure sentire dichiarazioni ad effetto, volte a rimpallarsi le responsabilitá di questa tragedia annunciata!!!Sentite condoglianze alle famiglie delle vittime e un grande in bocca al Lupo ai feriti.
Gaspare Barraco
13/07/2016 21:55
Il trasporto ferroviario è il più ecologico e il più sicuro applicando tutte le tecnologie e non con i telefoni. In Europa ci sono i soldi per il raddoppio ferroviario. I dipendenti della Ferrovia devono avere libertà di parola e non devono essere puniti se fanno critiche costruttive.Questa dovrebbe essere la democrazia.I dipendenti hanno paura di dire la loro, uno schifo! Ing.Gaspare Barraco (Coordinatore Comitato Pendolari, con laurea specialistica in Trasporti).Marsala.
ninu
14/07/2016 14:40
ING.???? il nome basta e anche avanza.
peppe
14/07/2016 18:13
WOW !!!! impressionante...Ing. e anche laureate !!
San tino
14/07/2016 01:35
tino 13-07-2016 - 17:10:37 Nel 2016 in Puglia in Liguria in Sicilia e in tante altre regioni d'Italia esiste il binario unico. Nel mentre si sprecano miliardi e miliardi per le tav in Piemonte per la torino Lione . Dove i due binari ci sono già. Continuano a sparlare di ponte sullo stretto. Condoglianze alle famiglie di tutti questi morti in un incidente che col doppio binario si sarebbe potuto evitare. Ma l'ingordigia dei politici e i governi nazionali e regionali sulle grandi somme sugli appalti dove spesso ci esce il pizzo, mettono in secondo piano quelle che dovrebbero essere le vere priorità per un progresso ferroviario di tutto il paese. E non solo tav torino Lione o Roma Milano.
Libero
14/07/2016 01:39
L'Italia ha le ferrovie vetuste e da 3 mondo: basta azzardarsi a salire sui treni dei pendolari e rendersi conto in che condizioni di vetusta'sono. La Sicilia le linee e i treni sono ancora peggiori. Questo incidente, le 27 vittime , i feriti e le famiglie coinvolte faranno parlare ancora qualche giorno i giornali e l'opinione pubblica e poi tutto come prima. E nessuno pagherà . Nel 2026 tutto archiviato. Povera italia e poveri italiani che ormai non si indignano più o forse ci sta bene così?
mg
14/07/2016 09:38
Ci sono colpe certe nella burocrazia, in quei mega funzionari che da decenni frenano lo sviluppo del territorio per loro interesse. Non colpe ai ferrovieri, ma CACCIATI i dirigenti. Tante chiacchiere del si poteva fare, ma se non si è fatto nulla va licenziato chi si trova alla testa. Paghiamo questa gente per cosa?
freddy
14/07/2016 16:51
L'Italia NON ha ferrovie da terzo mondo. I due treni coinvolti nell'incidente erano modernissimi convogli di costruzione svizzera Stadler e Alstom e di una ferrovia di proprietà privata. La rete ferroviaria italiana NON è insicura, la conttrario è quella che ha MENO incidenti in Europa. Quanto invece all'abbandono delle ferrovie del sud, è vero, vengono usati tutti i veicoli che hanno guasti o non sono più usati altrove al nord ma di questo bisogna chiedere ai politici siciliani -TUTTI- che NON hanno fatto contratto regionale e piano regionale del trasporto, non spendono soldi (che ci sono in Europa) perchè NON HANNO NESSUN PROGETTO. Ai nostri politici -TUTTI- inyteressa fare demagogia e lotta continua, mica amministrarci. TUTTI A CASA e basta con l'autonomia.
Cesco1
14/07/2016 17:50
L'autonomia non c'entra nulla,anzi,con la Statuto Speciale,si potrebbero avviare tantissimi progetti per l'ammodernamento in tutti i campi della Regione.La Sicilia,ha molte piú possibiltá progettistiche e amministrative rispetto ad una Regione a statuto ordinario.Il problema,quindi,non é lo Statuto Speciale,ma sono gli alti dirigenti e i politici di lungo corso che, fino ad ora hanno amministrato la Regione!!!!!