Sabato, 31 Ottobre 2020
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MIGRATION COMPACT

Rimpatri e aiuti nei Paesi di origine
Ecco il piano dell'Italia per i migranti

BRUXELLES. Prosegue l'offensiva dell'Italia sul fronte europeo per ottenere il sostegno necessario ad affrontare il flusso dei migranti proveniente dalle coste nordafricane. Dopo il varo del Migration Compact, Roma ha ora messo a punto, a quanto si è appreso, una versione del documento '2.0' in cui indica con precisione i Paesi in cui intervenire, le iniziative da mettere in atto e quali risorse utilizzare, il tutto per un importo stimato in circa 500 milioni di euro.

L'obiettivo è quello di arrivare al vertice europeo del 28 e 29 giugno proponendo ai leader azioni concrete da mettere in campo in tempi ragionevoli. Il documento non è stato ancora formalizzato, ma è al centro di contatti con le cancellerie dei partner Ue e l'Italia, in questo contesto, avrebbe già ottenuto il pieno sostegno della Germania, esplicitato da Angela Merkel al ministro dell'Interno Angelino Alfano in occasione di un loro colloquio avvenuto a Lussemburgo a margine della celebrazione dei 40 anni del Partito popolare europeo (Ppe).

La prima occasione 'ufficiale' per discuterne dovrebbe essere in Consiglio dei ministri dell'Interno che si terrà nel Granducato il 9 e 10 giugno, nonché il successivo Consiglio Esteri, al quale spetterà in compito di preparare i lavori del vertice Ue. A Bruxelles si osserva che dopo il risultato portato a casa dalla Germania con l'accordo fatto con Ankara - e che ha consentito di fatto la chiusura della rotta balcanica - ora sta all'Italia, in prima linea nella rotta mediterranea, assumere una leadership che porti a risultati concreti.

Un ruolo che potrà svolgere, si rileva, contando sul forte sostegno di Berlino. L'Italia chiederà anche che venga aumentata la dotazione - oggi pari a circa 1,8 miliardi - del Trust Fund per l'Africa, lo strumento sul quale fare leva per trovare le necessarie risorse.

Il 'Migration Compact 2.0' prefigura iniziative che vanno dai rimpatri volontari e non - per i quali si stimano esigenze finanziarie pari a circa 80 milioni di euro - ad azioni di sostegno nei Paesi di origine e transito (dalla Nigeria alla Libia, dall'Etiopia al Senegal) per un importo di circa 140 milioni di euro. Ma intanto occorre affrontare l'emergenza in mare. E da Roma si guarda con fiducia alla possibilità di cooperare con i partner Ue e le agenzie dell'Unione, in primo luogo Frontex, anche sulla questione degli hotspot galleggianti.

Il tutto per vincere quella corsa contro il tempo che ha in palio, a fine anno, la sopravvivenza del sistema Schengen per la libera circolazione delle persone. In caso di sconfitta il prezzo da pagare sarà pesante: secondo le ultime previsioni dell'Europarlamento, il costo potrebbe arrivare a circa 230 miliardi l'anno, determinando una flessione del Pil dello 0,14%.

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