Venerdì, 25 Settembre 2020
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L'INCHIESTA

Tangenti, bufera sull'Anas: 19 arresti. Appalto in Sicilia, deputato indagato - Video

ROMA.   Mazzette da 10mila a 200mila euro,  assunzioni di parenti e amici, perfino l'auto con autista per  andare a sciare o al mare. La Guardia di Finanza e la procura di  Roma chiudono la seconda tranche dell'inchiesta sull'Anas, la  principale stazione appaltante italiana, confermando quanto  emerso con gli arresti di ottobre: per aggiudicarsi un appalto o  velocizzare un pagamento, sbloccare contenziosi o togliere  penali, c'era un solo modo, pagare i funzionari corrotti.

I provvedimenti sono scattati all'alba: 19 arresti, 36  indagati, accuse che vanno dalla corruzione alla turbata libertà  degli incanti, dall'autoriciclaggio al favoreggiamento personale  e alla truffa, una cinquantina di perquisizioni in mezza Italia,  il sequestro di 800mila euro ritenuti il profitto della  corruzione, oltre ad altri 225mila euro trovati durante i  controlli nelle abitazioni e negli uffici degli indagati.

Ringraziamo la procura di Roma per l'aiuto fondamentale che  sta dando al nuovo vertice nel fare chiarezza sul suo passato -  commenta l'Anas in una nota -, mettere ordine e tutelare la  parte sana dell'azienda, che sta attivamente collaborando» con i  magistrati e gli investigatori. La società sottolinea inoltre  che tra gli arrestati ci sono soggetti che sono stati  «tempestivamente licenziati» dopo gli arresti di ottobre e  soltanto un soggetto destinatario dell'ordinanza e tutt'ora  dipendente, «ma già oggetto nei mesi scorsi di trasferimento».   I nuovi provvedimenti - che riguardano funzionari ed ex  funzionari, imprenditori e l'avvocato Andrea Musenga, accusato  di aver pagato una mazzetta da 10mila euro - scaturiscono dalla  mole di documenti sequestrata ad ottobre, dalle rilettura di  centinaia di intercettazioni ma, soprattutto, dalle ammissioni  di Antonella Accroglianò, l'ex dirigente del coordinamento  tecnico amministrativo arrestata ad ottobre e definita dagli  inquirenti la 'Dama Nerà: in tre lunghi interrogatori la donna  ha spiegato di aver ricevuto mazzette da decine di imprenditori,  facendo nomi e cognomi e chiamando in causa anche politici.

Così, se ad ottobre era finito in carcere l'ex  sottosegretario Meduri, stamattina è toccato al deputato di  Forza Italia Marco Martinelli ricevere un avviso di garanzia.  Secondo gli inquirenti avrebbe avrebbe garantito  all'imprenditore Giuseppe Ricciardello, segnalato dalla Dama  nera, la nomina di un presidente di gara «non ostile» per un  appalto in Sicilia. Un ruolo di intermediazione svolto tra cene  ed incontri all'interno della 'Fondazione della libertà per il  bene comunè dell'ex ministro delle Infrastrutture Altero  Matteoli (che non risulta indagato), ruolo che avrebbe fruttato  al parlamentare una mazzetta da 10mila euro. Ricciardello, ha  messo a verbale la Accroglianò, «mi ha consegnato 30 mila euro  che io ho diviso con Elisabetta Parise (la funzionaria dell'Anas  arrestata, ndr) e con Martinelli, 10mila euro a testa, prima di  questa estate...Gli accordi con Martinelli li avevo presi io».

Sono decine le tangenti individuate dai finanzieri e finite  nelle tasche della Dama Nera e degli altri funzionari per  alterare gare e aggiustare pratiche: l'appalto per  l'itinerario basentano, compreso il raccordo autostradale  Sicignano-Potenza e quello per la Ss 117 Centrale Sicula  (cofinanziata dalla Regione Sicilia), entrambi aggiudicati nel  2014, per la Ss 96 Barese e per la Ss 268 del Vesuvio, entrambe  aggiudicate nel 2012, e perfino per la realizzazione della nuova  sede Anas di Campobasso, opera aggiudicata nel 2011. «Il  mercimonio della pubblica funzione - dice la Gdf - e la  sistematicità dell'asservimento della medesima, sono stati i  tratti essenziali che hanno caratterizzato per anni» l'operato  dei funzionari dell'Anas. Una corruzione che non si limitava  agli imprenditori e ai funzionari già arrestati «ma che può  considerarsi sistemica».

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