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IMMIGRAZIONE

Naufragio al largo della Grecia: almeno 39 migranti morti, 5 sono bambini

Annegati dopo che l'imbarcazione sulla quale viaggiavano è naufragata mentre tentavano di raggiungere l'isola greca di Lesbos

LESBOS. I corpicini giacciono distesi sulla spiaggia rocciosa, il volto coperto pietosamente con un cappellino di lana o con gli stessi giubbotti salvagente che avrebbero dovuto aiutarli a non affogare nelle acque gelate del mar Egeo. L'ennesima, ormai quotidiana tragedia di migranti tra Grecia e Turchia si presenta agli occhi dei soccorritori con le terribili immagini dei cadaveri di 5 piccoli profughi, annegati all'alba in un naufragio di cui - dopo ore di complicate ricerche in mare - si conteranno in totale 39 vittime.

Scene che ricordano fin troppo da vicino quelle del ritrovamento del piccolo Aylan, il bimbo curdo-siriano di 3 anni trascinato dalle correnti sulla costa turca cinque mesi fa. Da allora, nulla sembra cambiato. Anzi: il mese di gennaio si conclude con un bilancio spaventoso di oltre 250 morti nell'Egeo, quasi un terzo delle vittime registrate in tutto il 2015.

«C'è un genocidio in mare quotidiano di bambini al quale ci stiamo colpevolmente assuefacendo», denuncia Unicef Italia, che torna a chiedere «corridoi umanitari sicuri e l'istituzione di una giornata di lutto in tutti i paesi europei». L'ultimo naufragio si consuma quando un barcone di 17 metri con a bordo oltre cento persone - soprattutto siriani, ma anche afgani e birmani - finisce contro le rocce, dopo aver percorso poche centinaia di metri in mare. Un incidente avvenuto nonostante le condizioni meteo relativamente buone rispetto ai giorni scorsi. Partito dalla costa turca di Ayvacik, era diretto all'isola greca di Lesbo, distante circa 8 km.

I soccorsi della Guardia costiera di Ankara intervengono con 3 navi, un elicottero e una squadra di sommozzatori, che avviano le ricerche sul relitto parzialmente sommerso e incagliato tra le rocce. Le persone soccorse sono 75, molte vengono portate in ospedale in stato di ipotermia. Diversi sono i corpi intrappolati nel barcone affondato, portati a riva a fatica. Le agenzie locali riportano la notizia dell'arresto di un sospetto scafista turco che avrebbe organizzato la traversata, ma non ci sono conferme ufficiali.

La nuova tragedia del mare si consuma a poche ore dall'avvertimento lanciato dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni, che ieri ha parlato di un «aumento a un tasso allarmante» delle morti nell'Egeo, mentre nel 2016 si contano già più di 55mila sbarchi sulle coste elleniche. Un fenomeno che tocca sempre più profondamente anche le popolazioni di Grecia e Turchia, i due Paesi più coinvolti dai viaggi della speranza. Ieri, Ankara aveva aggiornato il numero dei siriani presenti nel suo territorio, che ha superato i 2 milioni e mezzo, con quasi 70mila profughi nati in Turchia dall'inizio della guerra.

Oggi, prima della partita della serie B greca tra Ael Larissa e Acharnaikos, calciatori e allenatori hanno inscenato un sit-in di due minuti per manifestare la loro solidarietà ai migranti annegati tentando di arrivare sulle coste elleniche. Un gesto spiegato con un duro messaggio di denuncia diffuso dagli altoparlanti dello stadio: «L'amministrazione dell'Ael, gli allenatori e giocatori osserveranno due minuti di silenzio per ricordare le centinaia di bambini che continuano a perdere la vita nell'Egeo a causa della brutale indifferenza di Ue e Turchia».

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