Sabato, 04 Luglio 2020
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L'INTERVISTA

Agueci: Cosa Nostra è viva, ma l'azione dello Stato è sempre più efficace

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PALERMO. «Cosa nostra è sempre viva, continua a operare in modo tradizionale ed è una presenza, lo dico fra virgolette, quasi istituzionale nella società». È un quadro preoccupante quello tracciato dal procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci, che ha guidato l' indagine «Grande Passo 3» sviluppata dai carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo.

Un' inchiesta a cui hanno lavorato i sostituti Sergio Demontis, Caterina Malagoli e Gaspare Spedale e che poco più di 24 ore fa ha portato in carcere sei tra boss e gregari del mandamento di Corleone indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso, danneggiamento e detenzione illecita di armi.

«Pensare che Cosa nostra sia sconfitta o abbia cambiato pelle è un' illusione - precisa Agueci- e gli arresti di ieri mattina lo dimostrano. Allo stesso tempo, però, l' azione di contrasto dello Stato c'è ed è sempre più efficace».

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Il blitz fra Corleone, Chiusa Sclafani e Contessa Entellina conferma purtroppo il pedigree criminale di questa porzione di Sicilia. Una piccola fetta di provincia palermitana che resta il cuore di Cosa nostra, centro di comando dove tutto nasce e poi si propaga?

«Il Corleonese è certamente il centro di una radicata cultura mafiosa, ma non abbiamo elementi per dire che sia il centro della mafia. Da questo punto di vista, Cosa nostra è ormai una struttura ad arcipelago. Non parte tutto da Cor leone. O almeno, non solo da lì».

Da una conversazione intercettata dagli investigatori tra due esponenti delle famiglie di Chiusa Sclafani emergono i messaggi tipici e le regole mafiose di una volta. È il passato che ritorna?
«Nel Corleonese vige ancora il sistema mafioso tradizionale con la composizione gerarchica delle famiglie facenti capo al reggente del mandamento. Esiste la trasmissione verticale delle regole nei gruppi subordinati. Le conversazioni fanno emergere soprattutto il senso di appartenenza delle persone che coordinano l' attività criminale a un unico sodalizio, nel quale tutti si riconoscono e si manifestano. Cosa nostra resta una struttura piramidale: ci sono i capi, le strutture intermedie, le ripartizioni territoriali. Le attività criminali passano attraverso meccanismi di autorizzazione dalla base al vertice e poi ritornano, per l' esecuzione, dal vertice alla base. Gerarchie che emergono, per esempio, anche per risolvere i contrasti fra i componenti delle stesse famiglie. Tutte cose che sappiamo e pensavamo fossero superate da metodi di comunicazione più moderni. E invece no, certi schemi vecchi restano attualissimi».

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