Giovedì, 12 Dicembre 2019
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L'INTERVISTA

Scavo: "Poteri finanziari e fronde interne, i nemici del Papa"

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ROMA. Il Pontefice «venuto dalla fine del mondo» ha sparigliato le carte dentro e fuori la Chiesa, ha generato consensi come mai nella storia, ma anche oppositori in ogni angolo del mondo. «Bergoglio lo sa. Alcune volte ne ha parlato in privato. Altre lo ha lasciato intendere in pubblico. I serpenti si annidano negli ambienti curiali come nei centri di potere internazionali». Ecco chi sarebbero «I nemici di Francesco», secondo l' inchiesta del giornalista siciliano Nello Scavo, cronista di giudiziaria di Avvenire, divenuta un libro edito da Piemme. Il volume si apre con il racconto del progetto di attentato contro Francesco nelle Filippine, ma si addentra soprattutto nell'analisi dei «poteri forti» che si muovono per arginare Francesco.

La lettera dei cardinali critica sui metodi del sinodo, il coming out di monsignor Charamsa. Chi è contro questo sinodo e contro il Papa che lo ha voluto?

«C' è gente che in buona fede difende dei valori o delle scelte dottrinali, non con un proposito distruttivo, ma con un sincero proposito di difesa della tradizione. Accanto a questi ci sono alcuni personaggi che evidentemente devono difendere il proprio interesse, lo status quo di privilegi che l' appartenere alla Curia può fornire e per paradosso, come dimostra la lettera che viene poi smentita dagli stessi presunti firmatari, anche chi si esprime in buona fede in forme di dissenso non offensive viene strumentalizzato da chi ha interesse a colpire il Papa. La lettera apparsa sul sito dell' Espresso non è quella originale, dunque non può essere uscita dalla segrete ria del Papa; qualcuno ha, quindi, passato queste carte al giornalista, ma si è trattato probabilmente di una polpetta avvelenata, perché la lettera non sarebbe quella arrivata al Papa. Insomma, chi è su posizioni critiche perché ritiene che il sinodo possa essere strumentalizzato, in realtà ha ottenuto l' effetto opposto, perché invece vengono strumentalizzati gli stessi critici del Papa».
Era prevedibile?
«Secondo me, parzialmente sì, perché, e si era capito già l' anno scorso, attorno al sinodo c' era un dibattito che andava oltre la questione famiglie ferite e Chiesa ospedale da campo, ma si stesse tentando di indebolire il carisma e anche la forza del Papa. E, quindi, fare uscire il Papa zoppicante dal sinodo era il modo per rimetterlo in riga e fargli capire che si può riformare, ma fino aun certo punto. Invece, questo si ritorcerà contro chi pensava di ottenere questo risultato. Il Papa stesso ha detto di stare alla larga dall' ermeneutica cospirativa, sia nella direzione di volere favorire delle aperture banalmente definibili pro Nello Scavo, cronista di giudiziaria di Avvenire gressiste sia al contrario di chi vuole tentare di screditare a tutti i costi il Papa. Però, ci sono segnali che arrivano».

Il Papa della misericordia, amatissimo, però è un Papa in pericolo. Perché?
«Il suo è un messaggio universale, quindi quando parla di un' economia che uccide, di sistemi politici che sono al servizio delle ideologie e non delle persone, come ha ricordato a Cuba, va a colpire il cuore del potere che si regge sulla menzogna del servizio agli altri, mentre è al servizio di poche élite. E quindi colpisce dappertutto. Ci sono molti modi per uccidere. C' è una frase di Giovanni Falcone, che dice che "prima ti screditano, poi ti isolano e dopo ti uccidono". Io penso che per uccidere serve anche togliere il consenso. Nel caso del Papa il consenso è vastissimo e va ben al di là delle mura vaticane e della stessa Chiesa cattolica, egli è ormai un' autorità morale riconosciuta da tutti. C' è un tentativo di screditarlo come si sta facendo con alcuni gruppi di pressione, per esempio americani. Ci sono uomini come Dick Cheney, l' uomo ombra dell' American Enterprise Institute, di cui è stato vicepresidente e nel quale mantiene incarichi direttivi sua moglie Lynne, già consigliere d' amministrazione di Lockheed Martin, il principale produttore mondiale di sistemi di Difesa: dai velivoli caccia ai missili a testata nucleare. Ci sono servizi segreti che lo tengono d' occhio, come l' agenzia privata Stratfor. E poi bisogna ricordare che Bergoglio ha attivato col cardinale Parolin una task -force segreta di diplomatici vaticani che si occupano dei casi più spinosi, come è successo con Cuba, con il nucleare iraniano, con la Colombia. È un Vaticano che non si sostituisce alle Nazioni Unite, ma si presta a fare da garante per i casi più complicati. L' anno scorso con la giornata di preghiera per la Siria, il Papa riuscì a fermare per un giorno le armi. La domanda che viene spontanea è: se uno che non ha un esercito, ma una forza morale ci riesce, perché i potentati economici mondiali non riescono a fermare le guerre?».

E questo a chi fa paura?
«Tutto questo ha una serie di ricadute e le grandi banche ele società finanziarie sono preoccupate. Per esempio, il Papa critica la teoria economica della ricaduta favorevole, secondo la quale la ricchezza è un bicchiere e i ricchi stanno dentro al bicchiere che si riempie; quando si arriva all' orlo la ricchezza sovrabbondante uscirà fuori e arriverà a tutti. Bergoglio sostiene che ci sia un trucco, perché, quando la ricchezza sta per arrivare all' orlo, il bicchiere magicamente si ingigantisce e si allarga e si ricomincia daccapo e quindi i poveri restano poveri».
Un po' come accade con la criminalità organizzata: laddove si colpiscono i beni e l' economia malata, allora si creano veri nemici.
«La connessione è esatta. Infatti, il Papa si tiene informato sugli sviluppi del traffico mondiale di cocaina, sulle mappe e sulle rotte, perché ritiene che ci sia una connessione diretta col lavaggio del denaro sporco ma anche col traffico di esseri umani, che è collegato allo sfruttamento nel mondo del lavoro. Quando c' è un sistema di valori che viene ribaltato, non c' è più rispetto per la dignità della persona, contano solo i soldi e il potere politico, quello finanziario e quello criminale hanno un solo scopo, fare soldi sfruttando l' uomo sull' altro uomo».
Non è un caso che il primo viaggio del Papa sia stato fatto a Lampedusa.
«È stata una scelta profetica visto quello che sta succedendo con i profughi dalla Siria. Lui parlava di una guerra mondiale a pezzi e oggi scopriamo che aveva ragione.
Perché, per esempio, nel traffico legale di armi l' Europa ha una cattiva coscienza, perché da una parte vuole impegnarsi per la pace, dall' altra è riuscita a drenare un aumento del 30 per cento medio di esportazione di armi verso il Medioriente, cioè dove ci sono le guerre. A questo punto l' Europa non può lamentarsi che arrivino i profughi a casa».

Quale esito ha avuto il viaggio negli Stati Uniti e a Cuba?
«Penso sia stato un capolavoro diplomatico in tutti i sensi, perché chi si aspettava che il Papa litigasse con gli Stati Uniti è rimasto deluso, semmai ha ricordato quali sono i valori fondativi dell' essere americano. Però, pone anche una serie ditemi, la questione dei profughi, dei migranti, il traffico delle armi, la difesa della vita, che nelle prossime Presidenziali americane entreranno nel vivo del dibattito politico. Leggendo la grande stampa americana si capisce che c' è un prima e un dopo la visita di Bergoglio negli Usa. Nel dopo sono entrati tantissimi argomenti di cui non si può più fare a meno. In questo papa Francesco è stato geniale e profetico».

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