Lunedì, 30 Novembre 2020
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L'INTERVISTA

Il questore di Palermo: «Spaccio? I palermitani chiedono sicurezza, ma le denunce sono pochissime»

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PALERMO. «La collaborazione dei cittadini con la polizia per contrastare il fenomeno dello è spaccio di droga determinante, ma le denunce sono pochissime. Quasi inesistenti. Credo sia più un fattore culturale, che il timore di subire ritorsioni. Le persone sanno perfettamente che cosa accade nei loro quartieri, osservano pusher e clienti davanti alle loro abitazioni.
Ma niente, scelgono di restare in silenzio». Per il questore, Guido Longo, la denuncia rappresenta l' impulso più efficace per innescare l' azione di contrasto delle forze dell' ordine al commercio illegale degli stupefacenti. E se da un lato i cittadini chiedono, pretendono, maggiore presidio del territorio, dall' altra parte il questore precisa: «I controlli ci sono, senza sosta, quartiere per quartiere, ma abbiamo bisogno di più collaborazione. La sicurezza è un patrimonio di tutti. Il cittadino che fa finta di non vedere, poi però vuole ottenere quello per cui in realtà non contribuisce. L' affermazione del principio di legalità passa anche attraverso la denuncia dei reati. Non solo. Segnalare chi spaccia nelle strade significa pure tutelare la salute dei propri figli, che potrebbero ritrovarsi quasi senza accorgersene nel tunnel buio della droga».
Gli spacciatori aumentano, voi li arrestate. Spesso però escono dal carcere in poco tempo e tornano a delinquere esattamente come prima, nelle stesse zone. Non è un po' frustrante?
«Le forze di polizia fanno il loro lavoro, la magistratura fa altrettanto. La normativa è questa».

Il decreto cosiddetto «svuota -carceri», entrato in vigore l' anno scorso, sullo spaccio introduce l' attenuante di lieve entità nella detenzione e cessione illecita di stupefacenti, che diventa un reato autonomo. È una norma che limita la vostra capacità operativa? Vi sentite con le mani legate?
«Non credo. Il numero degli arresti è rimasto costante anche nell' ultimo periodo. E poi difficilmente arrestiamo in flagranza. Indaghiamo, facciamo osservazioni. Quindi colpiamo. L' arresto di un pusher colto sul fatto non è indicativo di un intero fenomeno».

Il traffico di stupefacenti che posizione occupa nella triste classifica dei reati percepiti dai cittadini?
«Al primo posto ci sono rapine e furti in appartamento. Segue lo spaccio della droga. Ma sono reati percer ti versi collegati. Spesso, infatti, i soldi per acquistare le dosi sono il frutto di furti e rapine. Piccoli importi: cento, duecento, massimo quattrocento euro. Denaro l' acquisto di cocaina, eroina, hashish e marijuana».

Quali sono le piazze dello spaccio più attive e quali le droghe preferite dai clienti?
«Oltre alle piazze storiche come Zen, Falsomiele, Pas sodi Rigano, la Zisa e i mercati popolari, ultimamente è stato il centro storico, quello della cosiddetta movida, ad avere registrato un' impennata di episodi di spaccio. Soprattutto hashish e cocaina. E i clienti, purtroppo, sono i molti casi minorenni, che oltre alle droghe fanno abuso di alcol».

Da quali mercati provengono gli stupefacenti che invadono le nostre strade?
«La Campania e la Calabria restano le regioni leader nell' importazione e il traffico di droga. La Calabria, in particolare, è il punto di riferimento europeo, se non mondiale, per la cocaina. I continui sequestri al porto di Gioia Tauro lo dimostrano. Ultimamente sono stati sequestrati 118 chili di cocaina purissima, ma simili quantità sono una bazzecola da quelle parti. Normalmente arrivano carichi anche da novecento chili».

Quanti sono i poliziotti impegnati nella prevenzione e repressione del commercio illegale di stupefacenti?
«Il reparto antidroga della squadra mobile è composto da poco meno di cento uomini, poi ci sono le sezioni investigative dei commissariati. Le forze messe in campo dalla polizia, sommate a quelle di carabinieri e guardia di finanza, riescono a garantire il controllo del territorio. Gli arresti recenti ne sono la dimostrazione».

C' è Cosa nostra dietro allo spaccio di stupefacenti in città in questo momento storico oppure sono gruppi criminali estranei alla mafia?
«A Palermo non riesco a neppure immaginare, a parte qualche eccezione, il traffico di stupefacenti senza la mano della mafia».

Negozi chiusi per la crisi economica, quindi meno "pizzo" da riscuotere dalle cosche. Appalti pubblici bloccati e meno tangenti. La criminalità organizzata sta puntando di nuovo sulla droga fare grandi guadagni?
«Cosa nostra non ha mai smesso. La droga è un affare troppo grosso. Muove milioni di euro. E non c' è nessuna flessione di domanda. Negli anni Novanta, Cosa nostra si era un po' allontana dal commercio illegale di stupefacenti perché lo Stato l' ha combattuta in modo pesantissimo, infliggendo anni e anni di carcere ai mafiosi. Ma quando sono subentrate le seconde e terze linee, tutto è ritornato come prima. O quasi».
Lei quest' anno è tornato a Palermo dopo avere fatto il questore in Calabria e Campania. Negli anni Ottanta ha lavorato alla squadra mobile, quando era diretta da Arnaldo La Barbera, come dirigente delle sezioni narcotici e omicidi. Poi è stato vice capocentro della Direzione investigativa antimafia.

Che città ha ritrovato?
«Palermo è andata avanti. Non è più la città diventi cinque anni fa dove c' era quella cappa di mafia che azzerava tutto. Palermo oggi ha idee e le mette in campo. Quante persone, per esempio, hanno partecipato recentemente alla marcia degli scalzi? Tante. C' è una società civile che risponde. Non parliamo solo di droga. Pensiamo anche al problema dell' integrazione dei migranti, l' accoglienza di chi scappa dai teatri di guerra. La città anche in questo senso sta rispondendo molto bene».

Se la droga è come il cancro, i traffici clandestini sono le metastasi. Si potrà mai guarire?
«Debellare completamente la droga è quasi impossibile. Il traffico illecito potrà essere in flessione solo quando riusciremo a fare capire ai giovani che usare stupefacenti significa uccidersi, non avere speranza per il futuro. È un problema culturale, come la prostituzione. E non basta solo la repressione. Bisogna creare alternative per i ragazzi, offrirgli alternative. Che sia lo sport, la musica, l' arte. Guarire completamente non si può, ma possiamo incanalare la droga in un binario non dico di normalità, ma almeno di ordinaria amministrazione. Di tolleranza».
Il procuratore aggiunto Teresa Principato, che ha condotto l' indagine sulle famiglie dello spaccio alla Zisa culminata lunedì in ventritrè arresti, in conferenza stampa ha ribadito come la legalizzazione delle droghe leggere potrebbe scoraggiare il traffico di stupefacenti gestito dai gruppi organizzati. Lei che ne pensa?
«Rispondo come semplice cittadino, non da funzionario di polizia: non sono d' accordo. Legalizzare le droghe leggere non è il rimedio per combattere il traffico di stupefacenti. Alcune nazioni ci hanno provato, senza ottenere risultati soddisfacenti. Poi ognuno, per carità, la può pensare come vuole. Io gioco a calcio. In campo cerco sempre il passaggio semplice, non mi piacciono le giocate complicate. Vieterei le sigarette, l' alcol. Figuriamoci le droghe leggere».

 

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