Lunedì, 23 Settembre 2019
IN FUGA DA KOBANE

Foto choc del bimbo Aylan, morto a 3 anni sulla spiaggia: deceduti anche la madre e il fratello

L'unico sopravvissuto è il padre che vuole tornare nella città siriana per seppellire la famiglia

ROMA. Con Aylan sono morti annegati anche il fratellino Galip e la mamma Rihan. Ora il papà tornerà per seppellirli a Kobane, la città martire curdo-siriana dalla quale erano fuggiti per cercare la salvezza in Europa e poi in Canada, mentre sul web rimbalzano altre foto, ben diverse da quella del corpo del piccolo profugo sulla spiaggia di Bodrum che ieri ha scioccato e commosso il mondo.

Ci sono Ayal, 3 anni, e Galip, 5, sorridenti e felici mentre abbracciano un orsacchiotto di peluche. C'è Ayal da solo, camicina bianca e papillon nero, in un giorno di festa. E c'è il papà, Abdullah Kurdi, in un giardino mentre tiene per mano i due fratellini. Foto di un altro tempo e di un altro mondo. E poi c'è un'istantanea di oggi: l'uomo, ancora un ragazzo, distrutto dal dolore, all'obitorio di Yerkesik, nella provincia turca di
Mugla, per l'ultimo saluto. Aveva lottato selvaggiamente, dopo che la barca si era rovesciata, nuotando da un bambino all'altro, per cercare di salvarli.

«Quando la barca si è  rovesciata, ho preso mia moglie e i miei bambini tra le braccia ma mi sono accorto che erano morti», racconta parlando piano. «Siamo scesi da una barca e un'ora dopo siamo saliti su un'altra dove c'era un uomo turco - ricorda -. Noi eravamo in 12 e la barca era stracarica. Eravamo in mare da pochissimi minuti ma le onde erano alte, l'uomo che guidava la barca ha sterzato e noi siamo andati a sbattere. Lui è andato nel panico e si è gettato in mare, scappando. Ma le onde erano altissime e la barca si è capovolta».

Aveva pagato 4000 euro per quel viaggio della morte, per quel passaggio di 5 chilometri su un gommone che da Bodrum li avrebbe portati all'isola greca di Kos. Volevano andare in Canada, che ora riesaminerà il caso e che già una volta aveva respinto la richiesta di una zia di Aylan, che vive nella zona di Vancouver da vent'anni. Teema Kurdi fa la parrucchiera.

«Stavo cercando di garantire per loro, con amici e vicini avevamo messo insieme i fondi necessari, ma non siamo riusciti a farli uscire, ecco perchè sono saliti su quella barca», ha detto Teema al giornale di Ottawa Citizen. Tra le ragioni del no canadese ci sarebbe stata l'assenza di un visto di uscita per agevolare il passaggio dalla Turchia.

«Adesso tutto quello che voglio è stare seduto accanto alla tomba di mia moglie e dei miei figli», dice il papà. Al Canada non ci pensa più. Ma il piccolo che sembrava addormentato sulla riva del mare resta negli occhi di tutti. «L'unica cosa che potevo fare era far sentire l'urlo del suo corpo che giaceva a terra», ha detto Silufer Demir, la fotografa della agenzia turca Dogan che ha scattato una foto difficile da dimenticare.

© Riproduzione riservata

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