Mercoledì, 25 Novembre 2020
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IL PONTEFICE

Papa Francesco: "Far lavorare in nero è un peccato gravissimo"

«No a offerte a Chiesa per coprire ingiustizie con i dipendenti»

CITTA' DEL VATICANO. Far lavorare «in nero», sottopagare la manodopera, evadere i contributi pensionistici o sanitari: tutti comportamenti non degni di un cristiano, dei quali «fare penitenza», ed è un «peccato gravissimo» pensare di coprire queste «ingiustizie verso i dipendenti» usando Dio, magari semplicemente facendo una «offerta alla Chiesa». Proprio nel giorno in cui il governo italiano vara i decreti attuativi sul Jobs Act, anche papa Francesco interviene sul tema del lavoro, con parole severissime verso ogni violazione nei rapporti con i dipendenti. «Tu non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle dell'ingiustizia che fai con i tuoi dipendenti. Questo è un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l'ingiustizia», ha denunciato il Papa nella messa mattutina a Santa Marta. E «se uno va a messa tutte le domeniche e fa la comunione, gli si può chiedere: 'E com'è il tuo rapporto con i tuoi dipendenti? Li paghi in nero? Paghi loro il salario giusto? Anche versi i contributi per la pensione? Per assicurare la salute?».

Su questi aspetti Bergoglio non transige. Per lui, infatti, i cristiani, specie in Quaresima, sono chiamati a vivere coerentemente l'amore a Dio e l'amore al prossimo. Ha messo dunque in guardia da chi invia un assegno alla Chiesa e poi si comporta ingiustamente con i suoi dipendenti. Commentando le letture nell'omelia, il Pontefice ha subito sottolineato che bisogna distinguere tra «il formale e il reale»: per il Signore, ha osservato, «non è digiuno, non mangiare la carne» ma poi «litigare e sfruttare gli operai». Ecco perchè Gesù ha condannato i farisei perchè facevano «tante osservanze esteriori, ma senza la verità del cuore». Secondo Bergoglio, è peccato gravissimo usare Dio per coprire l'ingiustizia. Così, a chi frequenta la messa e si avvicina all'eucaristia si deve chiedere conto anche del suo rapporto con i propri lavoratori.

«Non è un buon cristiano quello che non fa giustizia con le persone che dipendono da lui», ha sentenziato. E non è un buon cristiano, ha soggiunto, «quello che non si spoglia di qualcosa necessaria a lui per dare a un altro che abbia bisogno». Il cammino della Quaresima, ha detto ancora, «è questo, è doppio, a Dio e al prossimo: cioè, è reale, non è meramente formale. Non è non mangiare carne solamente il venerdì, fare qualcosina, e poi fare crescere l'egoismo, lo sfruttamento del prossimo, l'ignoranza dei poveri». C'è chi, ha raccontato il Papa, se ha bisogno di curarsi va in ospedale e siccome è socio di una mutua subito viene visitato.

«È una cosa buona - ha commentato il Papa - ringrazia il Signore. Ma, dimmi, hai pensato a quelli che non hanno questo rapporto sociale con l'ospedale e quando arrivano devono aspettare 6, 7, 8 ore?», anche «per una cosa urgente». Intanto, il Vaticano ha fatto sapere oggi che le proprie pensioni non sono a rischio e non sono giustificati gli allarmi al riguardo. Lo ha spiegato un comunicato del Cda e del Collegio dei Revisori del Fondo Pensioni vaticano, sottolineando «il sostanziale equilibrio tra risorse disponibili e impieghi verso gli attuali e futuri pensionati». I bilanci di esercizio «evidenziano, nel corso degli anni, la solidità anche della struttura patrimoniale e finanziaria del Fondo stesso. Il rapporto di copertura del Fondo Pensioni (funding ratio) è del 95%».

A conferma della «reale solidità» del Fondo, in presenza di un «progressivo incremento delle risorse finanziarie e immobiliari», la consistenza patrimoniale al 31 dicembre 2015 sarà di «oltre 504 milioni di euro». «Ci riteniamo al sicuro - ha commentato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi -. Non si vedono particolari motivi di preoccupazione».

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