Martedì, 12 Novembre 2019
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Stato-mafia: a giudizio tutti gli imputati

Sotto accusa ex ufficiali del Ros, capimafia, Massimo Ciancimino, l'ex senatore Marcello Dell'Utri e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino

PALERMO. Il gup di Palermo Pier Giorgio Morosini ha rinviato a giudizio tutti i dieci imputati dell'udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia. Sotto accusa ex ufficiali del Ros, capimafia, Massimo Ciancimino, l'ex senatore Marcello Dell'Utri e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino.
Il processo comincerà il 27 maggio prossimo davanti alla Prima sezione della Corte d'Assise di Palermo. Per gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, per i capimafia Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonio Cinà, per il pentito Giovanni Brusca e per Dell'Utri l'accusa è violenza o minaccia a corpo politico dello Stato. Ciancimino è accusato di calunnia e concorso in associazione mafiosa, mentre Mancino di falsa testimonianza.
Ad ascoltare la decisione del gup per la Procura c'erano l'aggiunto Vittorio Teresi e i pm Nino Di Matteo, Lia Sava e Roberto Tartaglia.


I PM: SU INDAGINE CRITICHE PRECONCETTE. «Quella di oggi è la decisione di un giudice terzo particolarmente preparato e rigoroso: questo costituisce la riprova che molte critiche mosse all'indagine erano preconcette e, a volte, in malafede». Così il pm Nino Di Matteo, ha commentato la decisione del gup di rinviare a giudizio i dieci imputati del procedimento sulla trattativa Stato-mafia.

I LEGALI DI DELL'UTRI: INUTILE SPRECO DI DENARO. «Riteniamo che questo rinvio a giudizio, che dispone nuovo processo a carico di Marcello Dell'Utri, sia un inutile spreco di energie e denaro». Lo hanno detto gli avvocati Giuseppe Di Peri e Pietro Federico, difensori dell'ex senatore Marcello Dell'Utri, che oggi è stato rinviato a giudizio nell'ambito del procedimento sulla trattativa Stato-mafia.
«Noi avevamo prodotto - hanno aggiunto - una sentenza definitiva della Cassazione che esclude l'esistenza di condotte illecite e di qualunque contiguità mafiosa del nostro assistito dopo il 1992. Il processo che si farà e si concluderà con un'assoluzione - hanno concluso - costituisce, dunque, un inutile duplicazione».

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