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L'omicidio del giudice Saetta, un docu-film racconta la storia

Il giudice Antonino Saetta e il figlio Stefano furono uccisi dalla mafia nel 1988. «L'abbraccio», il lavoro del regista Lorenzano, è stato proiettato ai Cantieri culturali della Zisa
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Il giudice Antonino Saetta

«L'abbraccio», il film documentario sulla vita del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, uccisi dalla mafia nel 1988, è stato proiettato a Palermo. «Un docu-film che ha dentro storia, memoria e verità. Un’opera delicata, che racconta con sensibilità la vita e l’impegno di un giudice integerrimo morto insieme al figlio per mano mafiosa, la sua coraggiosa dedizione al lavoro e il suo amore per la famiglia. Racconta, sempre in punta di penna, quel dolore che alcuni di noi spesso rivivono, e racconta anche un pezzo di storia collettiva». Lo ha detto stamattina Caterina Chinnici al termine della proiezione del docu-film del regista Davide Lorenzano, presentato nel Centro sperimentale di cinematografia, all’interno dei Cantieri culturali alla Zisa.
Il magistrato originario di Canicattì, presidente della prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Palermo, aveva condotto importanti processi tra cui quello sulla strage di via Pipitone Federico, compiuta da Cosa nostra nel 1983 per colpire il giudice Rocco Chinnici, e proprio all’ideatore del pool antimafia il film dedica alcune sequenze, anche con la video-testimonianza di Caterina Chinnici.
«Ringrazio il regista Davide Lorenzano - ha aggiunto Caterina Chinnici - per avermi proposto di partecipare a questo docu-film, che con il suo mix di riprese originali, scene di animazione, immagini d’archivio e video-testimonianze riesce a comunicare attraverso un linguaggio moderno, in grado di raggiungere efficacemente anche i più giovani».
Presenti in sala anche il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore comunale alle Culture Mario Zito, il direttore della Sicilia Film Commission Nicola Tarantino, l’attore Gaetano Aronica e il direttore di sede del Centro sperimentale di cinematografia, Ivan Scinardo, oltre al regista Davide Lorenzano e ad alcuni familiari del giudice Saetta.

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