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SCELTA STORICA

La prima partita con un arbitro donna in Serie A: Ferrieri Caputi dirigerà Sassuolo-Salernitana

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Maria Sole Ferrieri Caputi durante la partita Modena-Frosinone di Serie B

Var, rapporto con gli allenatori, un punto sulla situazione arbitrale attuale e su quella che verrà. E su tutti la prima volta di un arbitro donna in serie A. Sono tanti i temi trattati nell’incontro tra la stampa, Alfredo Trentalange, presidente dell’Aia, e Gianluca Rocchi, designatore arbitrale, ieri in Figc.

Solo sette giornate e già diverse polemiche - dalle accuse di Sarri al buco tv per la Var di Juve-Salernitana -, ecco il contesto in cui l’Assoarbitri ha applicato la nuova politica della trasparenza nella comunicazione. Si comincia con l’annuncio di un momento storico, ossia la prima volta di una donna, Maria Sole Ferrieri Caputi, a fischiare una partita di Serie A: «Non è una giornata banale. Qui non viene dato per privilegio ciò che spetta per diritto, come farebbe la mafia - il commento di Trentalange con un parallelo paradossale -. Maria Sole si è guadagnata questo percorso». Rocchi gli fa eco, affermando che Ferrieri Caputi «ha qualità indiscutibili, e non sarà l’unica a fare un esordio veloce: abbiamo deciso di accorciare i tempi per tutti».

L'appuntamento è per domenica (2 ottobre) alle ore 16, Mapei-Stadium: Sassuolo-Salernitana completerà il percorso di Maria Sole, prima donna nella Can di A, prima ad arbitrare una squadra della massima serie seppure in Coppa Italia, e ora all’esordio nel massimo campionato. Nel suo piccolo-grande orizzonte, un altro tetto di cristallo che viene infranto, come di questi tempi nello spazio o in politica.

Sulla scia dell’esordio al femminile, Rocchi si è detto molto soddisfatto di tutti i giovani arbitri: «Spesso li mandiamo in partite più grandi di loro, stiamo coltivando il loro talento. Devono arbitrare gare importanti per acquisire esperienza». Rocchi snocciola poi una serie di dati, partendo dal tempo effettivo («Sembra che da noi non si giochi mai, ma non è vero. In Italia si gioca quanto in Premier»). Quello che non gli piace è che i suoi arbitri parlino troppo («Sto chiedendo ai miei ragazzi di ridurre conversazioni, altrimenti si creano capannelli che a me non piacciono»); i falli fischiati a partita sono meno dell’anno scorso (media di 22.93, contro i 24.9 delle prime sette giornate 21-22). «Anche la media rigori concessi a partita è bassissima, solo 0.24 rispetto a 0.49 della scorsa stagione».

A Rocchi preme sottolineare una tendenza negativa, ossia le tante ammonizioni agli allenatori: «Capisco le loro tensioni e le aspettative su di loro, ma penso che se nelle 12 ore successive alla partita non si parlasse di arbitri, non avremmo quei problemi il lunedì mattina. A noi dispiace da morire espellere un tecnico. Ma di fronte a chi si comporta male, cosa dobbiamo fare?». Il discorso si sposta poi sul Var, con il caso di Juve-Salernitana ancora fumante. «Fummo accusati di non avere usato una determinata videocamera, che però non avevamo. Non potevo crocifiggere Var e Avar per non avere visto un episodio di cui non avevano la camera - spiega Rocchi -. Se ce l’avessimo avuta, il risultato probabilmente sarebbe stato diverso. È un episodio che non ricapiterà più. In futuro si saranno strumenti che ci potranno dare una mano». Ma sui tempi di introduzione del fuorigioco semiautomatico nessuna certezza, al momento.

Sempre la Var avrebbe dovuto fare la differenza in Lecce-Monza (tre rigori per fallo di mano non concessi): «Quella purtroppo è stata una partita sfortunata, spero rimanga un caso isolato. Lì siamo mancati, la linea per i falli di mano è rimasta la stessa dell’anno scorso».

Dialoghi pubblici tra arbitro e assistenti, come nel rugby, «potrebbero funzionare», visto che «da parte degli arbitri c'è apertura totale, non ci sono segreti. Ma serve tempo. Il problema di trasmettere live è che non c'è un filtro: quello che avviene in campo lo sentirebbe il mondo intero», continua Rocchi. Nella palla ovale questo sistema funziona perché «c'è un altro rispetto dell’arbitro e meno stress». I fischietti italiani, però, conclude Rocchi, «stanno lavorando tantissimo per andare verso un tipo di comunicazione che sia ascoltabile da tutti».

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