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EX CAPITANO

Sei rosanero nell'Italia Under 15, mister Favo: "La mia incredibile esperienza a Palermo"

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Sicilia, Calcio
Massimiliano Favo e i sei giocatori rosanero

Sei calciatori del Palermo hanno svolto oggi (24 novembre) uno stage nella squadra Under 15 Nazionale presso il Centro tecnico sportivo di Catanzaro. Si tratta di Daniele Mondello, Samuele Mulè, Davide Rosciglione, Simone Pipitone, Cristian Vaccaro e Vincenzo Visconti convocati nella Selezione Sud agli ordini del mister Massimiliano Favo. Quest'ultimo con un trascorso in maglia rosanero, da capitano: al Palermo ha vinto, in sei anni, due campionati di Serie C1 ed una Coppa Italia di Serie C. Ha giocato sei campionati, tre in serie B e altrettanti in serie C1. A Palermo ha legato anni bellissimi della sua vita di calciatore e di uomo. A Palermo è nata anche Rita Alessandra, la sua prima figlia che con il cognome che si porta dietro all'anagrafe fa...Favo Rita.

I ricordi in maglia rosanero

“Per descrivere i miei ricordi di Palermo e del Palermo dovremmo scrivere un libro - ci spiega Favo - .  Un’esperienza incredibile in una età sensibile per me: arrivai che avevo 22 anni e sono andato via a 27. Ho una figlia palermitana, nata alla clinica Cucinella in via Dante. Due campionati vinti, due serie B, un campionato e una Coppa Italia. Quelli del famoso ‘duplete’. Una Coppa Italia tabù per il Palermo. Io personalmente ne ho perso due, prima con la Lucchese alla Favorita ai rigori, ne realizzai uno, e l’altra con il Monza. E vincemmo quella con il Como”.

Il valore della fascia di capitano

“La fascia di capitano? Si nasce capitano, non si diventa. Poi lo sono stato anche in altri club. Sono nato con la fascia al braccio - scherza Favo - , è importante esserlo anche fuori dallo spogliatoio. Il capitano deve esserlo a 360 gradi. Mi ricordo che mi adoperavo per trovare le case a Mondello per i nuovi giocatori, portava solo vantaggi dal punto di vista umano. E poi mi sono sempre battuto per avere i premi tutti uguali, anche per chi non giocava. Le scelte le fanno gli allenatori non i giocatori. I premi dovevano andare in parti uguali. Sei giorni su sette ci si allena nello stesso modo, tutti per lo stesso obiettivo. La domenica gli allenatori scelgono e scelgono chi non gioca e non è giusto che tutti non siano gratificati. Era un incentivo importante per il risultato. Mi sono sempre battuto per questa gratificazione. Credo poi che ogni club debba creare la propria casa, il centro sportivo per gli allenamenti, è la casa della società. Ai tifosi del Palermo mando un caloroso abbraccio!”.

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