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Gravina: "Verso l'obbligo del vaccino anche per i calciatori"

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Gabriele Gravina

Dagli stadi alla valutazione se rendere obbligatorio il vaccino per i tesserati delle società, passando per la riforma dei campionati e il discorso relativo alla riammissione e ai ripescaggi in Serie B e C. E’ stato un Consiglio federale a 360 gradi quello svoltosi a Via Allegri e sul tavolo si affastellano i file, con le urgenze che sono etichettate Covid e sostenibilità dei club.

Dopo la Premier, il presidente, Gabriele Gravina, prova a tracciare la linea da seguire per contrastare i no-vax del mondo del calcio. «Valutiamo il vaccino obbligatorio non solo per i tifosi ma anche per calciatori e addetti ai lavori», ha spiegato, tracciando una linea che sembra l’unica percorribile. Il Consiglio federale ha già approvato la norma che prevede l'obbligatorietà del green pass (vaccino, attestato di guarigione da Covid 19 o tampone entro le 48 ore) per i tesserati professionisti e di Serie A femminile. La mossa successiva, a questo punto, sarà rendere obbligatorio il vaccino, ma la decisione dovrà essere subordinata a quella del Governo che permetta ai datori di lavoro di imporlo ai propri dipendenti.

Nel frattempo resta l’applicazione del protocollo da parte del nostro calcio che secondo Gravina «è già più severo dello stesso Green Pass». Inevitabile anche un passaggio sulla riapertura al 50% degli stadi ritenuta da Gravina insoddisfacente e inapplicabile "perché il nostro distanziamento sociale non permette di occupare un seggiolino si e uno no».

La richiesta al Governo è valutare la possibilità dell’occupazione a scacchiera ma da via Allegri si spinge anche per ottenere ristori per fronteggiare la crisi. «Abbiamo bisogno di misure di respiro per i bilanci delle società, non è possibile continuare a sostenere costi certi davanti a ricavi incerti, così è troppo penalizzante» è il grido d’allarme lanciato da Paolo Dal Pino, presidente della Lega Serie A.

Poi tocca alla riforma dei campionati, ma parlare solo di una Serie A a 18 o 20 squadre è riduttivo. «La riforma prevede non solo un cambio di format - dice Gravina -. Parliamo di una vera e propria rivoluzione, per la sostenibilità e stabilità del sistema. Tre livelli di professionismo non sono più sostenibili», ha continuato Gravina che ha proposto la fusione tra la Serie B e C dalla stagione 2024/25.

A novembre si svolgerà un’assemblea straordinaria per aggiornare lo Statuto e il progetto riforma resta sviluppato su più annualità, con la previsione di una creazione, a partire dal 2022/23, di una C Elite e di una D Elite, «per aggredire una delle criticità economiche più grandi del sistema: ovvero il salto di categoria». Il 2 agosto si riunirà il tavolo permanente con le componenti per iniziare ad affrontare il tema. Per la stessa data si aspettano le motivazioni del Collegio di Garanzia sui ricorsi rigettati a Chievo, Carpi, Novara, Casertana e Sambenedettese, ma intanto Gravina e i presidenti delle componenti hanno preso la delega per ripescaggi e riammissioni in B e C, indicando il Cosenza quale società con priorità per la riammissione tra i cadetti al posto del Chievo, mentre per la C ha votato questa graduatoria: Latina, Fidelis Andria e Siena provenienti dalla Serie D e Lucchese, Alma Juventus Fano e Pistoiese dalla Lega Pro (gli eventuali ripescaggi avvengono in maniera alternata).

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