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Verso il rimpasto in giunta, Nuovo Centrodestra si tira fuori: sì solo alle riforme

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Dopo le divisioni interne, il partito di Alfano non entrerà in giunta. Castiglione: un patto col Pd in vista delle amministrative

PALERMO. Il Nuovo Centrodestra sceglie di stare un passo indietro. Accetta di spostarsi nella maggioranza a guida Pd anche in Sicilia ma non entra (per ora) nella giunta Crocetta. Mentre nel Pd si apre il caso Cardinale: l'ex ministro è pronto a far nascere una federazione di partiti alleati ma la segreteria regionale non intende avallare il progetto.
Sono le prime schermaglie di un autunno che si annuncia caldissimo e pieno di posizionamenti che tanto sanno di manovre pre-elettorali. Non tanto perchè Crocetta traballi ma perchè la fase 2 della legislatura viene vista ormai come una preparazione al voto.
E proprio per allargare la maggioranza in vista del rush finale, Crocetta nei giorni scorsi aveva accettato di far entrare Ncd in giunta «a patto che rispettino lealmente il mio programma». Nel partito di Alfano non tutti hanno mostrato entusiasmo e dei sette parlamentari almeno quattro (Vinciullo, Germanà, Alongi e Lo Sciuto) si sono detti scettici. Mentre a livello nazionale, complice i dubbi di Schifani sull' ingresso nel Pd, Alessandro Pagano ha espresso la propria contrarietà a un avvicinamento a Crocetta.

A questo punto è toccato al co-coordinatore Giuseppe Castiglione mettere un freno alle trattative: «No a un ingresso in giunta perchè mancano pre supposti e garanzie, sì a un accordo col Pd sulle riforme e all' interno di un progetto di lungo respiro e in vista delle prossime tornate amministrative».
È una via di mezzo che permette divi rare a sinistra gradatamente senza fare una inversione a U a favore di Crocetta. Un modo per tenere insieme tutte le anime del partito e nel frattempo ottenere probabilmente più postazioni di rilievo all' Ars dove non a caso si sta discutendo del rinnovo delle presidenze di commissione.
Crocetta non la prende male: «Io ho dato la mia disponibilità nell' ottica di un progetto che è nazionale. Anche perchè l' idea mi è stata suggerita da Ra citi. Ma se poi è Ncd a tirarsi indietro. Io comunque entro la prossima settimana chiudo nominando l' assessore alle Attività produttive (Antonio Fiumefreddo, ndr). Non sarà un maxi rimpasto».
Il fatto che il progetto di un abbraccio all' Ncd arrivi direttamente dalla segreteria regionale del partito non è passato inosservato. E Totò Cardinale vi legge il tentativo di riequilibrare le forze nel Pd e nella maggioranza: «Io non dico no a priori a un rapporto con Ncd. Ma se tutto si riduce a tatticismi per ridurre il potere contrattuale degli allea ti, allora non ci sto. Mi chiedo chi decide su un' operazione di questo genere. E mi chiedo anche se Ncd è d' accordo. Se così non fosse, non sarebbe prudente invitarli. Sarebbe un tatticismo che rischia di farci perdere mesi per poi tornare al punto di partenza».
Cardinale è il fondatore del Pdr, movimento che conta già sei deputati, e che si appresta a federare anche Sicilia Democratica e l' area etnea ex Udc che fa capo a Nicola D' Agostino. Verrebbe fuori una forza parlamentare di 12 deputati, anche se proprio in Sicilia Democratica si teme una scissione perchè non tutti sono convinti della bontà del piano. In ogni caso il progetto di Cardinale è quello di creare un' area riformista -centrista che raccolga elettoralmente «i delusi da Berlusconi», cioè tutto ciò che resta fuori dal Pd. La federazione sarebbe, nei piani di Cardinale, una costola del Pd «con margini di autonomia organizzativa per Regionali e Amministrative e che invece vota Pd alle Politiche». Tradotto: liste autonome in Sicilia e candidati nelle liste del Pd alle Politiche.
E proprio questo è un aspetto che non piace al segretario regionale Fausto Raciti. Al punto che ieri si è aperto un giallo. Cardinale ha fatto sapere che il 25 a Catania, al battesimo della federazione fra Pdr e Sicilia democratica, ci sarà il braccio destro di Renzi, Lorenzo Guerini. Ma dalla segreteria regionale hanno negato che sia in programma una benedizione tanto forte da Roma. Tuttavia è certo che a dare l' ok al piano di Cardinale ci saranno Davide Faraone e Beppe Fioroni: segnale comunque che sulle alleanze nel Pd, e in particolare fra i leader delle correnti, non c' è una visione comune.

DAL GIORNALE DI SICILIA DEL 6 SETTEMBRE 2015

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