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PEDIATRIA

Corsello: «Educazione e gioco all’aperto. Ai bambini non basta solo lo sport»

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Il presidente della Società italiana di pediatria: «L’attività motoria migliora il metabolismo delle cellule e l’utilizzazione dei nutrienti

PALERMO. Almeno un’ora al giorno di attività fisica all’aperto, per scongiurare il rischio di obesità infantile, depressione e allergie legate ad una permanenza in casa troppo prolungata. È la ricetta di Giovanni Corsello, presidente della Società italiana di pediatria, che sottolinea l’importanza della condivisione del gioco. In un Paese in cui il 35 per cento dei bambini è in sovrappeso o in condizioni di obesità, lo sport non basta. «Famiglia, scuola e mondo sanitario devono fare squadra per ottenere dalle amministrazioni spazi a misura di bambino».

Quali benefici apporta alla salute del bambino passare del tempo all’aria aperta? Non sono sufficienti le attività che si fanno a scuola, le partite di calcetto o le lezioni di danza?

«Spesso si considera attività fisica necessaria per i bambini quella che si fa nelle ore di educazione fisica a scuola oppure saltuariamente due o tre volte alla settimana nei circoli sportivi o nelle palestre. Questo è un dato fuorviante: i bambini hanno bisogno ogni giorno di attività fisica. Già nell’età prescolare, devono giocare almeno un’ora al giorno all’aria aperta, all’interno di spazi condominiali o comunitari, come la parrocchia o i circoli. Non per fare attività competitiva o sportiva, bensì semplice attività fisica: per muoversi. Perché questo è un elemento importante proprio come fattore di salute. L’attività motoria migliora il metabolismo delle cellule e l’utilizzazione dei nutrienti. Il fatto che i bambini non la pratichino è una delle concause dell’epidemia di sovrappeso e obesità che ormai da alcuni anni viene segnalata in tutti i Paesi di alto livello socio-economico, compresa l’Italia. Dove circa dal 30 al 35 per cento dei bambini e adolescenti sono obesi o in sovrappeso. Una delle cause è appunto la mancanza di attività fisica, perciò bisogna mettere l’accento su questa esigenza quotidiana. Salire le scale, andare a scuola a piedi: tutto questo fa parte di un’abitudine che bisogna far acquisire ai nostri bambini e adolescenti».

Il rischio perciò è che l’assenza di movimento porti a uno stile di vita troppo sedentario. Quali sarebbero gli effetti?

«Le conseguenze sono di vario tipo. È vero che gli spazi aperti nelle nostre città sono spesso accompagnati da inquinamento atmosferico e bisognerebbe perciò far in modo di individuare aree poco inquinate, ma c’è anche un problema di eccesso di permanenza nel proprio domicilio. Oltre all’aspetto della sedentarietà, spesso questo mette il bambino nelle condizioni di sviluppare patologie allergiche collegate all’eccesso di contatto con gli acari e le muffe che si trovano nell’ambiente domestico. Quindi anche sotto il profilo della salute fisica, l’eccesso di permanenza nell’abitazione va considerato potenzialmente come fattore di rischio. C’è anche l’altra faccia della medaglia: possono darsi pure problematiche allergiche legate all’indoor».

In termini di sviluppo del bambino allora, quanto influisce sulla crescita la possibilità di giocare all’aria aperta?

«Il vantaggio è enorme, perché la possibilità del gioco all’aria aperta favorisce e promuove il movimento: educa il bambino ad avere una regolare e quotidiana attività fisica. Come dicevo, spesso si confonde l’attività fisica con l’attività sportiva, tuttavia la prima va promossa in un contesto ludico, giocando all’aria aperta. Le ville hanno questo grande ruolo educazionale, di stimolo all’attività fisica. E poi giocare all’aria aperta favorisce anche una buona interazione con i coetanei. Oggi un limite di molte attività ludiche è legato al fatto che il bambino le svolge solo nell’ambiente domestico di fronte a uno schermo, all’insegna della sedentarietà. All’aria aperta ha invece un confronto con i propri coetanei, utile anche a livello psicologico-relazionale. Perciò ci sono grandi vantaggi a promuovere le attività ludiche all’aperto. Il problema è un altro: di solito nelle città gli spazi per queste attività o non ci sono o sono insufficienti o inadeguati. Spesso incustoditi, pieni di sporcizia e detriti a rischio, che possono avere anche un effetto tossico contaminante. C’è un’inadeguata strutturazione da parte delle istituzioni di questi spazi, che invece dovrebbero essere a misura di bambino, creati per giocare in totale sicurezza».

L’inadeguatezza di queste aree è forse il maggiore timore che frena i genitori dal portare fuori i bambini. Di fronte a simili difficoltà, come dovrebbero comportarsi mamma e papà?

«Bisogna coinvolgere i genitori nella convinzione che è importante stare fuori a svolgere delle attività fisiche e del gioco all’aria aperta. Bisogna anche insistere affinché i genitori si facciano parte attiva nel pretendere che questi luoghi siano sicuri e non inquinati. Occorre fare network, come si dice oggi, per mettere al centro della società gli interessi dei bambini. I genitori, la scuola, il mondo sanitario con i pediatri, tutti insieme devono far sì che nelle istituzioni comincino a contare e prevalgano gli interessi dei bambini. Dotare le città di spazi verdi idonei e sicuri per i bambini è un’esigenza imprescindibile ed è un dovere per chi ci governa. All’insegna di questa consapevolezza, si deve premere per garantire che nelle città ci siano spazi a misura di bambino».

Ci sono delle tipologie di giochi che andrebbero privilegiate rispetto ad altre per accompagnare al meglio lo sviluppo dei più piccoli?

«Tutti i giochi vanno calibrati in rapporto all’età. Alcuni giochi, se eseguiti precocemente e senza il controllo degli adulti, possono essere potenzialmente a rischio. Vanno attentamente valutati sulla base dell’età del bambino e del suo accrescimento globale. In questo senso è importante il ruolo del pediatra: il bambino può fare nuoto o andare in bicicletta, quando è pronto a farlo in sicurezza. C’è tutta una serie di pattern del gioco che va rapportata all’età».

Un elemento importante del gioco all’aria aperta resta infine il contatto con gli altri bambini. A livello psicologico, come influisce questo sulla crescita?

«L’aspetto relazionale è un aspetto importantissimo. I bambini che vivono in casa, spesso collegati con la realtà virtuale attraverso smartphone e computer che usano sempre più precocemente, se non hanno degli spazi di contatto con i coetanei all’aria aperta psicologicamente possono tendere alla depressione e all’isolamento. Oggi c’è un aumento di questi disturbi di tipo depressivo nell’infanzia e nell’adolescenza e una delle cause è proprio la mancata o inadeguata relazione con gli altri: i bambini spesso non sono più abituati a condividere con i coetanei il gioco e le attività ricreative. Perciò sul piano della maturazione psicologica e affettiva, lo stare all’aria aperta è un’esperienza insostituibile».

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