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TERRORISMO

Libia, il ministro di Tobruk: "Isis in arrivo
in Italia sui barconi di migranti"

TOBRUK.  Tobruk ha lanciato un nuovo allarme terrorismo rivolto all'Italia: un ministro del governo libico, quello riconosciuto a livello internazionale, ha avvertito che sui barconi di immigrati «nelle prossime settimane» si infiltreranno terroristi legati all'Isis. «È solo propaganda», è il commento che arriva dall'intelligence e dall'Antiterrorismo italiano che accolgono queste affermazioni con scetticismo. Mentre il leader della Lega Matteo Salvini chiede al premier Renzi e al ministro Alfano: «fermate gli sbarchi subito se non volete essere corresponsabili e complici di eventuali attentati in Italia». «L'Italia sperimenterà l'arrivo non solo di poveri emigranti dall'Africa ma anche di barconi che trasportano Daesh (Isis)», ha detto all'ANSA il ministro dell'Informazione libico, Omar al Gawari. Le infiltrazioni verso «Malta e l'Italia», avverranno «attraverso i porti dominati da Fajr Libya», la coalizione di milizie filo-islamiche al potere a Tripoli e nella parte ovest della Libia, quella più vicina alla Sicilia.  «L'esercito e i responsabili libici hanno informazioni in proposito», ha sostenuto Gawari evocando un allarme più dettagliato di uno lanciato in marzo da un altro esponente di Tobruk, il presidente del parlamento Aqila Saleh. Le sue parole però sono state accolte con «scetticismo» dall'intelligence e dall'Antiterrorismo italiani che notano come finora non ci sia stato alcun riscontro di simili previsioni. Del resto, è la considerazione di 007 ed investigatori, se militanti dell'Isis volessero arrivare in Italia non lo farebbero certo usando barconi sottoposti ai controlli delle autorità italiane dopo il salvataggio. Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ieri ha spiegato che, sebbene nessuno possa «escluderlo», «non c'è una prova» che ci siano terroristi infiltrati fra i migranti.  Le parole del ministro libico suonano dunque più come una sollecitazione all'Italia a rompere con la sostanziale equidistanza che la comunità internazionale sta osservando rispetto a Tobruk e a Tripoli per agevolare la mediazione dell'Onu volta alla formazione di un governo di unità nazionale referente unico nella lotta all'Isis e all'emigrazione clandestina. Gawari, che scommette su un fallimento dei colloqui, chiede a Roma di tornare ad appoggiare solo Tobruk, espressione del governo legittimo prodotto dalle elezioni dell'anno scorso ma il cui esito non è stato accettato dai miliziani di Fajr Libya. Il ministro è tornato quindi a ribadire un'annosa richiesta: quella di revocare l'embargo sulla fornitura di armi per poter vincere sul terreno il confronto con Tripoli e Misurata: «le Forze armate libiche devono essere ben equipaggiate per far fronte all'emigrazione clandestina» e combattere il terrorismo, è la motivazione di oggi. Una richiesta accompagnata però da una velata minaccia: se l'Italia non appoggerà concretamente Tobruk con una politica autonoma da quella americana «non deve sorprendersi» se poi verrà «rimpiazzata» da russi e cinesi nel settore petrolifero.

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